Nel mezzo del cammin di nostra vita/ mi ritrovai nel culo una matita/ oh qual gioia/ oi che dolor/ era un carioca multicolor

2,32VOTO

Commenti

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  • sexpistolsriot 20-06-07 21:04

    Oh, che cazzo, me la sono torata con dante, eh
  • pennywisdom 15-06-07 16:52

    ta ta ta ta ta... tatatatatatatatata Some people stand in the darkness Afraid to step into the light Some people need to help somebody When the edge of surrender's in sight Don't you worry It's gonna be okey Cause I'm always ready I won't let you out of my sight.

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INTRODUTTIVE ALCUNI DETTAGLI della biografia di che Stefan GENTILUOMO di tutto rispetto TEOFIMOVITCH VERHOVENSKY. Nello svolgimento di descrivere i recenti episodi strani e nella nostra città, fino a poco avvolto nell'oscurità senza incidenti, trovo 'costretto a me stesso mancanza di abilità letteraria di iniziare la mia storia piuttosto lontano, che è a dire, con alcuni dettagli biografici relativi a quel talento e gentiluomo altamente stimato, Stepàn Trofìmovic Verhovensky. Confido che Tali informazioni possono almeno servire come introduzione, mentre le mie proiezioni storia stessa verrà più tardi. Dirò subito che Stepàn Trofìmovic aveva sempre riempito un ruolo particolare tra di noi, quella del patriota progressista, per così dire, ed era appassionato di recitare la parte-tanto che io davvero credere che non avrebbe potuto esistere senza di esso. Non che vorrei metterlo su un livello con un attore in un teatro, Dio non voglia, per davvero hanno un rispetto per lui. Ciò può tutti sono stati l'effetto di abitudine, o anzi, più esattamente di una propensione generoso che aveva dai suoi primi anni per indulgere in un piacevole sogno ad occhi aperti in cui figurava come un personaggio pittoresco pubblico. Egli amava teneramente, per esempio, la sua posizione di un uomo "perseguitato e, per così dire, un" esilio ". C'è un sorta di fascino tradizionale di quelle due paroline che affascinò lui una volta per tutti e, a poco a poco in lui esaltando la propria opinione, ha sollevato lui nel corso degli anni ad un alto piedistallo molto gratificante vanità. In una satira inglese del secolo scorso, Gulliver, di ritorno dalla terra dei lillipuziani, dove le persone erano solo tre o quattro pollici alta, era così abituati a considerare se stesso un gigante tra di loro, che mentre camminava lungo le strade di Londra non poteva aiuto gridando per carrozze e passanti a fare attenzione e uscire il suo modo per paura che dovrebbero schiacciare, immaginando che erano piccoli e lui era ancora un gigante. E 'stato deriso e maltrattato per esso, e di massima cocchieri ancora ancorato al gigante con le loro fruste. Ma era quello giusto? Ciò che non può essere fatto per abitudine? L'abitudine aveva portato Stepàn Trofìmovic quasi nella stessa posizione, ma in un più innocente e inoffensivo forma, se si può usare queste espressioni, perché era un uomo più eccellente. Io sono anche propenso a pensare che verso la fine era stato del tutto dimenticati ovunque, ma ancora non si può dire che il suo nome era non è mai stata conosciuta. È fuori questione che aveva un tempo appartenuto a una certa costellazione distinto di leader celebre ultima generazione, e una volta-anche se solo per un brevissimo momento, il suo nome è stato pronunciato da molte persone frettolose di quel giorno quasi come se fosse su un piano con i nomi di Tchaadaev, di Byelinsky. di Granovskij, e di Herzen, che aveva appena cominciato a scrivere all'estero. Ma l'attività Stepàn Trofìmovic cessò quasi nello stesso momento ha cominciato, a causa, per così dire, a un "vortice di situazioni insieme." E si credete? Si scoprì in seguito che vi era stata alcuna "vortice" e se non addirittura inesistente "circostanze", almeno in questo contesto. Ho solo imparato l'altro giorno con mia grande sorpresa intenso, anche se sul più irreprensibile autorità, che Stepàn Trofìmovic aveva vissuto in mezzo a noi nella nostra provincia non come un "esilio" come eravamo abituati a credere, e non aveva mai nemmeno sotto controllo della polizia a tutti. Tale è la forza della fantasia! Tutta la sua vita ha sinceramente creduto che in certe sfere era un costante motivo di apprensione, che ogni passo che faceva era sorvegliata e ha osservato, e che ognuno dei tre governatori che si sono succeduti un altro durante venti anni nella nostra provincia è venuto con speciali e disagio idee che lo riguardano, che aveva, con potenze superiori, è stato impresso ognuno prima di tutto, nel ricevere la nomina. Se qualcuno avesse assicurato l'uomo onesto per i motivi più irrefutabile che aveva nulla di cui aver paura, lui sarebbe stato certamente offeso. Ancora Stepàn Trofìmovic era un uomo più intelligente e dotato, anche, per così ad esempio, un uomo di scienza, anche se in effetti, nella scienza ... Beh, in realtà egli non aveva fatto grandi cose come nella scienza. Credo davvero di aver fatto niente di niente. Ma questo è molto spesso il caso, naturalmente, con gli uomini di la scienza in mezzo a noi in Russia. È tornato dall'estero ed è stata brillante in qualità di docente presso l'università, verso la fine degli anni quaranta. Ha solo avuto il tempo per fornire una qualche lezione, credo che gli arabi erano circa, egli mantenuto, anche, una brillante tesi sulla politica e anseatica importanza della città tedesca di Hanau, la quale non era promessa in epoca tra il 1413 e il 1428, e sui motivi particolari e oscure perché quella promessa non è mai stata soddisfatta. Questa tesi è stato un crudele e la spinta abile a slavofili del giorno, e subito lo fece nemici numerosi e inconciliabili tra di loro. Più tardi, dopo aver perso il suo posto di docente, tuttavia, ha pubblicato (sotto forma di vendetta, per così dire, e per mostrare loro ciò che un uomo che aveva perso) in una progressiva rivista mensile, che tradotto Dickens e sostenuto le opinioni di George Sand, l'inizio di una inchiesta molto approfondita per quanto riguarda le cause, io credo, della nobiltà morale straordinaria di alcune Cavalieri in una certa epoca o qualcosa del genere. Alcuni eccezionalmente alto e nobile idea è stata mantenuta in esso, comunque. Si disse poi che la continuazione è stata vietata e in fretta anche che la revisione progressiva dovuto soffrire per aver stampato il prima parte. Questo potrebbe benissimo essere stato così, per quello che non è stato possibile in quei giorni? Anche se, in questo caso, è più probabile che vi è stato nulla di simile, e che l'autore stesso era troppo pigro per conclude il suo saggio. Ha tagliato corto le sue lezioni agli arabi perché, in qualche modo e da qualcuno (probabilmente uno dei suoi nemici reazionari) una lettera era stata sequestrata dar conto di alcune circostanze, in conseguenza del quale qualcuno aveva preteso una spiegazione da lui. Io Non so se la storia è vera, ma è stato affermato che, al stesso tempo ci è stato scoperto in un vasto Pietroburgo, innaturale, e cospirazione clandestina di trenta persone, che quasi scosso la società al suo fondazioni. Si diceva che erano positivamente sul punto di traduzione di Fourier. Come se di progettazione di un poema di Stepan Trofìmovic è stato sequestrato a Mosca in quel momento, se fosse stato scritto di sei anni prima a Berlino, nella sua prima gioventù, e il manoscritto copie erano fatto il giro passa un cerchio composto da due dilettanti e una poetica studente. Questa poesia è ora giace sul mio tavolo. Non più tardi di ultima quest'anno ho ricevuto una copia recente di proprio pugno da Stepan Trofìmovic stesso, firmato da lui, e rilegato in una pelle splendida rossa vincolanti. Non è senza meriti poetici, tuttavia, e anche una certa talento. È strano, ma in quei giorni (o per essere più esatti, nel anni trenta) persone sono state costantemente componendo in quello stile. Trovo difficile descrivere il soggetto, perché io davvero non lo capisco. E 'una sorta di allegoria in forma lirico-drammatica, ricordando l' seconda parte del Faust. La scena si apre con un coro di donne, seguita da un coro di uomini, poi un coro di potenze incorporee di qualche tipo, e alla fine di tutto un coro di spiriti non ancora viventi, ma molto desiderosi di venire alla vita. Tutti questi cori cantano di qualcosa di molto indeterminato, per la maggior parte su maledizione di qualcuno, ma con una sfumatura dell'umore elevato. Ma lo scenario è improvvisamente cambiato. Inizia una sorta di "festa della vita" a cui anche gli insetti cantano, una tartaruga entra in scena con alcune parole sacramentali latino, e anche, se Mi ricordo bene, un minerale canta di qualcosa che è abbastanza oggetto inanimato. In realtà, tutti cantano di continuo, o se hanno contrario, si tratta semplicemente di abusare un l'altro in modo vago, ma di nuovo con una sfumatura di maggiore significato. Alla fine la scena è cambiata di nuovo, un appare deserto, e tra le rocce si spazia un giovane civile uomo che raccoglie e fa schifo certe erbe. Chiesto da una fata perché succhia queste erbe, egli risponde che, consapevole di una superfluità della vita in se stesso, egli cerca l'oblio, e la trova nel succo di queste erbe, ma che il suo grande desiderio è quello di perdere la sua ragione in una sola volta (un desiderio forse superfluo). Poi un giovane di corse indescrivibile bellezza in su un destriero nero, e una moltitudine immensa di tutte le nazioni lo seguono. Il giovane rappresenta la morte, per il quale tutti i popoli anelano. E infine, nell'ultima scena si sono improvvisamente mostrato la Torre di Babele, e alcuni atleti a finire l'ultima costruzione con un canto di speranza nuova, e Quando finalmente si completa il pinnacolo più alto, il signore (di Olimpia, diciamo) prende il volo in modo comico, e l'uomo, cogliere il situazione e cogliere il suo posto, subito inizia una nuova vita con nuove comprensione cose. Bene, questo poema è stato pensato in quel momento di essere pericoloso. L'anno scorso ho proposto di Stepàn Trofìmovic a pubblicarlo, a causa della sua innocuità perfetta al giorno d'oggi, ma egli declinò il suggerimento di insoddisfazione evidente. Mio punto di vista della sua completa innocuità evidentemente lo scontento, e ho anche attribuire ad essa un certa freddezza da parte sua, che è durato due mesi interi. E cosa ne pensi? Improvvisamente, quasi al tempo avevo proposto di stampa qui, la nostra poesia è stata pubblicata all'estero, in una collezione di rivoluzionario versi, senza la conoscenza di Stepàn Trofìmovic. Era a prima allarmato, si precipitò al governatore, e ha scritto una lettera nobile autodifesa a Pietroburgo. Lesse a me due volte, ma non ha inviato Non sapendo a chi per affrontarlo. In realtà era in uno stato di agitazione per un mese intero, ma sono convinto che nel segreto recessi del suo cuore era enormemente lusingato. Ha quasi preso il copia della raccolta a letto con lui, e teneva nascosto sotto la sua materasso di giorno, lui positivamente non avrebbe permesso alle donne di girare suo letto, e anche se si aspettava ogni giorno un telegramma, ha tenuto la testa elevato. Nessun telegramma arrivò. Poi ha fatto amicizia con me, che è una prova della estrema gentilezza del suo cuore gentile e unresentful. II Naturalmente io non affermo che non aveva mai sofferto per le sue convinzioni a tutti, ma io sono pienamente convinto che lui potrebbe essere andato a lezione sulla sua arabi finché gli piaceva, se aveva dato solo il necessario spiegazioni. Ma era troppo alta, e si procede con particolare fretta per assicurarsi che la sua carriera è stata rovinata per sempre "dal vortice di circostanza. "E se la verità è tutta da raccontare la vera causa Il cambiamento nella sua carriera è stata la proposta molto delicato, che aveva stato fatto prima ed è stato poi rinnovato dal Varvara Petrovna Stavrogin, un donna di grande ricchezza, la moglie di un tenente-generale, che dovrebbe intraprendere l'educazione e tutto lo sviluppo intellettuale della sua figlio unico nella capacità di una specie superiore di maestro e amico, a non parlare di uno stipendio magnifico. Questa proposta era stata fatta a lui la prima volta a Berlino, nel momento in cui egli fu lasciato un vedovo. La sua prima moglie era una ragazza frivola dalla nostra provincia, che egli sposato nel suo precoce e spensierato della gioventù, ea quanto pare aveva avuto una grande quantità di problemi con questa persona giovane, affascinante com'era, a causa della mancanza di mezzi per il suo sostegno, e anche da altri, più motivi delicati. Morì a Parigi dopo la separazione tre anni ' da lui, lasciandogli un figlio di cinque anni, "il frutto del nostro primo, gioiosa, serena e l'amore ", sono state le parole del padre dolente, una volta lasciò cadere in mia presenza. Il bambino aveva, dal primo, è stato rimandato in Russia, dove è stato cresciuto sotto la custodia del lontani cugini in qualche remota regione. Stepàn Trofìmovic aveva rifiutato la proposta Varvara Petrovna su tale occasione e aveva rapidamente sposato di nuovo, prima della fine dell'anno su un taciturna ragazza di Berlino, e, ciò che rende più strano, non c'era particolare necessità per lui di farlo. Ma a parte il suo matrimonio lì sono stati, sembra, altre ragioni per il suo declino la situazione. E 'stato tentato dalla fama clamoroso di un professore, celebrata in quel momento, e lui, a sua volta, si affrettò a cattedra del docente per il quale aveva stato lui stesso preparando, per provare le sue ali d'aquila in volo. Ma ora, con ali cantato egli ricordò naturalmente la tesi che già allora aveva lo fece esitare. L'improvvisa morte della sua seconda moglie, che non vivevano un anno con lui, risolto la questione con decisione. In parole povere si è tutti determinati dalla simpatia appassionata e inestimabile, per così parlare, l'amicizia classico di Varvara Petrovna, se si può usare tale espressione di amicizia. Si gettò tra le braccia di questa amicizia, e la sua posizione è stata regolata da più di venti anni. Io utilizzare l'espressione "si gettò tra le braccia di", ma Dio non voglia che chiunque dovrebbe volare al minimo e le conclusioni superfluo. Queste abbraccia deve essere intesa solo nel senso più altezzosamente morale. Il più cravatta raffinato e delicato unito questi due esseri, sia in modo notevole, per sempre. La carica di tutor è stato il più facilmente accettato anche, come la proprietà, un molto piccola, da sinistra a Stepàn Trofìmovic dalla sua prima moglie era vicino a Skvorèsniki, la magnifica proprietà Stavrògin 'alla periferia di la nostra città di provincia. Inoltre, nella quiete del suo studio, lontano da il peso immenso del lavoro universitario, è stato sempre possibile dedicare se stesso al servizio della scienza, e di arricchire la letteratura del suo paese con gli studi eruditi. Queste opere non compariva. Ma sul D'altra parte lo ha fatto apparire possibile trascorrere il resto della sua vita, più di venti anni, "un rimprovero incarnato", per così dire, alla sua nativa paese, con le parole di un poeta popolare: tu Rimprovero incarnato stand Erigere prima la tua patria, O liberale idealista! Ma la persona a cui il poeta popolare di cui, forse, hanno avuto il diritto di adottare e che costituiscono per il resto della sua vita se avesse voluto per farlo, anche se deve essere stato noioso. Il nostro Trofìmovic Stepan era, a dire il vero, solo un imitatore rispetto a queste persone, inoltre, si era stancato di stare eretto e spesso stabiliscono per un po '. Ma, per rendergli giustizia, l '"incarnazione di rimprovero" è stato conservato anche l'atteggiamento disteso, tanto più che è stato più che sufficiente per della provincia. Avreste dovuto vederlo nel nostro club quando si sedette a schede. Tutta la sua figura sembrava esclamare "Carte! Me siedo a whist con voi! È forse coerente? Chi ne è responsabile? Chi ha infranto le mie energie e si voltò a whist? Ah, perire, Russia! "E si sarebbe maestosamente Trump con il cuore. E a dire il vero egli amava teneramente una partita a carte, che lo ha portato, soprattutto negli anni successivi, in scontri con frequenti e sgradevoli Varvara Petrovna, tanto più che era sempre perdente. Ma di che più tardi. Mi limito a osservare che era un uomo di coscienza gara (che è, a volte), e così era spesso depresso. Nel corso dei suoi venti amicizia anni 'con Varvara Petrovna ha usato regolarmente, tre o quattro volte l'anno, di sprofondare in un stato di "dolore patriottico", come è stato chiamato in mezzo a noi, o meglio, in realtà in un attacco di milza, ma i nostri Varvara Petrovna stimabile preferito la formulazione precedente. In questi ultimi anni il suo dolore aveva cominciato a essere non solo patriottico, ma a volte alcoliche troppo, ma attenzione Varvara Petrovna è riuscita a tenerlo per tutta la vita da inclinazioni banale. E aveva bisogno di qualcuno a prendersi cura di lui anzi, perché a volte si comportava in modo strano: in mezzo ai suoi esaltati dolore avrebbe cominciato a ridere come un semplice contadino. Ci sono stati momenti in cui cominciò a prendere un tono umoristico, anche su se stesso. Ma non c'era niente di Varvara Petrovna temuto tanto come un tono umoristico. Era una donna di tipo classico, un mecenate femminile, invariabilmente guidato solo dalla più alta considerazione. L'influenza di questa esaltata donna oltre il suo amico povero per venti anni è un dato di fatto del primo importanza. Avrò bisogno di parlare di lei in particolare, che ora procedere a fare. III Ci sono amicizie strane. I due amici sono sempre pronti a volare l'un l'altro e andare avanti così per tutta la vita, e tuttavia non possono separata. Separazione, infatti, è assolutamente impossibile. Colui che ha iniziato la lite e separato sarà il primo ad ammalarsi e persino morire, forse, se la separazione viene via. So che per un fatto positivo che più volte Stepàn Trofìmovic è saltato su dal divano e battuto il muro con i pugni, dopo le piu 'intimo ed emozionale tete-à-tète con Varvara Petrovna. Questo procedimento è stato affatto un simbolo vuoto, anzi, da un occasione, ha rotto alcuni intonaco dal muro. Può essere chiesto come vengo per conoscere questi dettagli delicati. Che se mi fosse un testimone di esso? Che cosa succede se stesso Stepàn Trofìmovic ha, in più di un'occasione, singhiozzava sulla mia spalla, mentre lui mi ha descritto in tutti i suoi colori luridi sentimenti più segreti. (E che cosa c'era che non ha detto in quei momenti!) Ma quello che quasi sempre è accaduto dopo questi focolai è stata che in lacrime Il giorno dopo era pronto a crocifiggere se stesso per la sua ingratitudine. Avrebbe inviare per me in fretta o correre a vedere me semplicemente per assicurarmi che Varvara Petrovna era "un angelo di onore e delicatezza, mentre lui è stato molto tanto il contrario. "Non solo correre a confidarsi con me, ma, in più di una occasione, ha descritto il tutto a lei la lettera più eloquenti, e ha scritto una piena confessione firmata che non fa del giorno prima aveva detto a un estraneo che lo ha tenuto per vanità, che era invidioso del suo talento e di erudizione, che lo odiava ed era solo paura di esprimere apertamente il suo odio, temendo che avrebbe lasciato lei e così danno la sua reputazione letteraria, che lo spingeva a disprezzo di sé, ed egli si risolse a morire di morte violenta, e che lui stava aspettando l'ultima parola da lei che decide tutto, e così via e così via nello stesso stile. È possibile che dopo questa fantasia un campo isterica i focolai di questa nervoso più innocenti di tutti i bambini di cinquanta anni, a volte raggiunto! Una volta ho letto uno di questi lettere dopo qualche litigio tra loro, derivanti da una questione banale, ma in crescita velenoso perché è andata via. Sono stato sconvolto e non lo pregavano per inviarlo. "Devo ... più onorevole ... dovere ... io morirò se non mi confesso tutto, tutto! "rispose quasi in delirio, e lui ha mandato la lettera. Questa era la differenza tra loro, che non avrebbe mai Varvara Petrovna hanno inviato una lettera. E 'vero che egli era appassionato di scrittura, ha scritto a lei anche se ha vissuto nella stessa casa, e durante interludi isterica avrebbe scritto due lettere al giorno. So che per un fatto che ha sempre leggere queste lettere con la massima attenzione, anche quando ha ricevuto due al giorno, e dopo averli letti li mise in un cassetto speciale, ordinate e annotate, inoltre, ha riflettuto nel suo cuore. Ma lei continuava la sua amica per tutto il giorno senza risposta, incontrato lui come se non ci fosse nulla in materia, esattamente come se niente di speciale era successo il giorno prima. A poco a poco lei lo interruppe così completamente che alla fine lui non si è osato alludere a ciò che era successo il giorno prima, e solo guardò negli occhi, a volte. Ma lei non ha mai dimenticato nulla, mentre a volte dimenticato troppo in fretta, e incoraggiata dal suo contegno che avrebbe non di rado, se gli amici si in, ridere e scherzare sopra lo champagne il giorno stesso. Con che cosa malignità deve aver guardato in quei momenti, mentre si accorse niente! Forse in una settimana, un mese, o anche sei mesi più tardi, taratura dell'intervento di ricordare qualche frase in una lettera del genere, e poi la intera lettera con tutte le sue circostanze che hanno accompagnato, si sarebbe improvvisamente crescere caldo di vergogna, ed essere così sconvolta che si ammalò con uno dei suoi attacchi di "colera estate". Questi attacchi di una sorta di "colera estate" erano, in alcuni casi, la conseguenza normale del suo agitazioni nervoso e sono un'interessante particolarità della sua costituzione fisica. Senza dubbio Varvara Petrovna ha fatto molto spesso odiarlo. Ma c'era un cosa che non aveva discernimento fino alla fine: questo era che egli era diventato per lei un figlio, la sua creazione, anche, si può dire, la sua invenzione, aveva diventare carne della sua carne, e lei continuava e sostenuto non solo lui da "invidia del suo talento". E come ferita doveva essere stata da un siffatto supposizioni! Un amore inesauribile per lui giaceva nascosto nel suo cuore in mezzo all'odio continua, la gelosia e disprezzo. Non avrebbe lasciare che un granello di polvere caduta su di lui, lui coccolato per ventidue anni, non avrebbe dormito per notti insieme se ci fosse la più pallida respiro contro la sua fama di poeta, un uomo colto, e un pubblico carattere. Lo aveva inventato, e che era stato il primo a credere in la sua invenzione. Era, in qualche modo, il suo sogno ad occhi aperti .... Ma in ritorno ha preteso molto da lui, a volte anche schiavitù. Essa Era incredibile quanto tempo si nutriva risentimento. Ho due aneddoti per dire su questo. IV In una occasione, proprio nel momento in cui le prime voci del emancipazione dei servi della gleba erano nell'aria, quando tutta la Russia era esultante e preparandosi per una rigenerazione completa, Varvara Petrovna era visitato da un barone di Pietroburgo, un uomo di altissimo connessioni, e molto strettamente connessi con la nuova riforma. Varvara Petrovna pregiato tali visite molto, come il suo collegamento in alte sfere erano cresciuti più debole dopo la morte del marito, e aveva finalmente cessato del tutto. Il barone trascorso ore a bere un tè con lei. Non è stato altro presente ma Stepàn Trofìmovic, che Varvara Petrovna invitati ed esposto. Il barone aveva sentito qualcosa di Lui, prima o interessati ad averlo fatto, ma poca attenzione a lui al tè. Stepàn Trofìmovic, naturalmente, era incapace di fare un errore sociale, ei suoi modi erano più eleganti. Anche se credo che non era affatto di origine esaltato, ma è successo che aveva fin dalla prima infanzia stata portata in una casa-Mosca di alto rango, e di conseguenza è stato ben allevato. Parlava francese come un parigino. Così il barone era di hanno visto fin dal primo sguardo il genere di persone con cui Varvara Petrovna si circondava, anche in isolamento provinciale. Ma le cose non cadere in questo modo. Quando il barone positivamente affermato il verità assoluta delle voci della grande riforma, che venivano poi solo all'inizio di essere ascoltato, Stepàn Trofìmovic non poteva contenere se stesso, e improvvisamente ha gridato "Viva!" e anche fatto qualche gesticolazione indicativo di gioia. La sua eiaculazione non è stato troppo forte e abbastanza gentile, la sua gioia è stata forse anche premeditato, e il suo gesto appositamente studiato prima allo specchio mezz'ora prima del tè. Ma qualcosa deve essere stato male con essa, per il barone si permise un debole sorriso, anche se, subito, con cortesia straordinaria, messa in una frase relativa alla commozione universale e degno di tutte le russe cuori in vista del grande evento. Poco dopo ha preso la sua lasciare e di separazione non si è dimenticato di tenere fuori due dita di Stepan Trofìmovic. Al ritorno in salotto Varvara Petrovna in un primo momento in silenzio per due o tre minuti, e sembrava essere alla ricerca di qualcosa sul tavolo. Poi si rivolse a Stepàn Trofìmovic, e con viso pallido e gli occhi lampeggianti sibilò lei in un sussurro: "Non potrò mai perdonarti per questo!" Il giorno dopo ha incontrato la sua amica, come se nulla fosse accaduto, non ha mai cui l'incidente, ma tredici anni dopo, a un tragico momento, lei lo ha ricordato e si lamentava con esso, e impallidì, proprio come aveva fatto tredici anni prima. Solo due volte nel corso di la sua vita ti ha detto a lui: "Non potrò mai perdonarti per questo!" L'incidente con il barone era la seconda volta, ma il primo incidente era così caratteristica e aveva tanta influenza sul destino di Stepan Trofìmovic che mi permetto di fare riferimento a tale troppo. E 'stato nel 1855, in primavera, a maggio, subito dopo la notizia aveva raggiunto Skvorèsniki della morte del tenente generale Gavrogin, un frivolo vecchio signore che è morto di una malattia allo stomaco per il modo in Crimea, dove stava affrettandosi a entrare 'dell'esercito in servizio attivo. Varvara Petrovna era rimasta vedova e messo in lutto. Non poteva, è vero, deplorare profondamente la sua morte, dal momento che, per gli ultimi quattro anni, era stata completamente separata da lui a causa di incompatibilità di temperamento, e gli dava un assegno. (Il tenente generale stesso non aveva altro che centocinquanta servi della gleba e la sua paga, oltre alla sua posizione e le sue connessioni. Tutti i soldi e Skvorèsniki apparteneva a Varvara Petrovna, figlia unica di un imprenditore molto ricco.) Eppure lei è rimasta sconvolta dalla repentinità della notizia, e si ritirò in completa solitudine. Stepàn Trofìmovic, naturalmente, era sempre al suo fianco. May era nella sua piena bellezza. Le serate sono stati squisiti. Il ciliegio selvatico era in fiore. I due amici camminavano ogni sera nel giardino e l'abitudine di sedersi fino a sera sotto il pergolato, e versare i loro pensieri e sentimenti l'uno all'altro. Erano momenti poetici. Sotto il l'influenza del cambiamento della sua posizione Varvara Petrovna parlato di più del solito. Lei, per così dire, si aggrappava al cuore della sua amica, e questo continuato per diverse serate. Una strana idea improvvisamente venuto Stepan Trofìmovic: "non è stata la resa dei conti inconsolabile vedova su di lui, e aspetta da lui, quando il suo lutto, l'offerta della sua mano? " Un'idea cinico, ma l'altezza stessa della natura di un uomo a volte aumenta la disponibilità a idee cinico se solo dalle molte unilateralità della sua cultura. Ha cominciato a guardare più profondamente dentro, e ho pensato che sembrava come se. Si chiedeva: "La sua fortuna è immensa, certo, ma ..." Varvara Petrovna certamente non potrebbe essere definita una bellezza. Era una donna alta, giallo, ossuto, con un viso molto lungo, suggestivo di un cavallo. Stepàn Trofìmovic esitò più, è stato torturato da dubbi, ha positivamente versato lacrime di indecisione una o due volte (pianse non di rado). In serata, vale a dire sotto il pergolato, il suo volto involontariamente cominciò a esprimere qualcosa capricciosa e ironico, civettuolo qualcosa e allo stesso tempo condiscendente. Questo tende a verificarsi per così dire per caso, e più signorile il l'uomo il più evidente è. Dio solo sa solo ciò che è di pensare su di esso, ma è più probabile che nulla aveva cominciato a lavorare nel suo cuore che poteva pienamente giustificato Stepàn Trofìmovic sospetti. Inoltre, non avrebbe cambiato il suo nome, Stavrogin, per il suo nome, famoso come era. Forse non c'era nulla in esso, ma il gioco della femminilità su un fianco, la manifestazione di un inconscio femminile desiderio tanto naturale in alcuni tipi estremamente femminile. Tuttavia, non sarà risponderne, il profondo del cuore femminile non sono state esplorate a questo giorno. Ma devo continuare. E 'da supporre che presto interiormente indovinato il significato di strana espressione della sua amica, era veloce e attento, ed era a volte estremamente ingenuo. Ma la sera è andato avanti come prima, e le loro conversazioni erano altrettanto poetico e interessante. Ed ecco in una sola occasione al calar della notte, dopo il più vivace e poetica conversazione, si separarono affettuosamente, calorosamente premendo vicenda mani le fasi del lodge dove Stepàn Trofìmovic dormiva. Ogni estate aveva l'abitudine di muoversi in questa struttura piccola che si trovava adiacente alla grande casa signorile di Skvorèsniki, quasi in giardino. Aveva solo appena entrato, e in esitazione inquieto prese un sigaro, e non avendo eppure illuminato, era in piedi stanca e immobile davanti allo scoperto finestra, guardando le nuvole bianche piume luce scivola in tutto il luna, quando improvvisamente un leggero fruscio lo fece trasalire e girare round. Varvara Petrovna, che aveva lasciato solo quattro minuti prima, era in piedi davanti a lui di nuovo. Il suo viso era quasi giallo blu. Le sue labbra sono stati premuti strettamente insieme e contrazioni agli angoli. Per dieci pieno secondo lei lo guardò negli occhi in silenzio, con una ditta implacabile lo sguardo, e improvvisamente sussurrò rapidamente: "Non potrò mai perdonarti per questo!" Quando, dieci anni dopo, Stepàn Trofìmovic, dopo la chiusura delle porte, mi ha detto questo racconto malinconico in un sussurro, giurò che era stato così pietrificato sul posto che non aveva visto o sentito come Varvara Petrovna era scomparso. Come non ha mai accennato una volta dopo l'incidente e tutto continuava come se nulla fosse accaduto, era tutto il suo incline a vita l'idea che tutto era un'allucinazione, un sintomo della malattia, tanto più che fu effettivamente presa male quella notte ed era indisposto per una quindicina di giorni, che, tra l'altro, una brusca interruzione della interviste sotto il pergolato. Ma nonostante la sua teoria vaga di allucinazione sembrava ogni giorno, tutta la sua vita, per essere in attesa della continuazione, e, per così dire, il epilogo di questa vicenda. Non poteva credere che quella fu la fine di it! E se così deve essere sembrato strano a volte anche a un suo amico. V Lei stessa aveva disegnato i costumi per lui che portava per il resto della sua vita. Era elegante e caratteristico, un lungo soprabito nero, abbottonato quasi al top, ma elegantemente tagliate; un cappello morbido (in estate cappello di paglia) a tesa larga, una cravatta di batista bianco con un arco completo e finisce appeso, un bastone con un pomo d'argento, i capelli scorreva ai suoi spalle. Era marrone scuro, e solo recentemente aveva cominciato a diventare un po ' grigio. Era sbarbato. E 'stato detto di essere stato molto bello nella sua giovani. E, a mio avviso, era ancora una figura estremamente interessante anche in età avanzata. Inoltre, chi può parlare di vecchiaia a cinquantatré anni? Dalla sua posa speciale come un patriota, però, egli non cercava di apparire più giovani, ma sembra piuttosto l'orgoglio se stesso sulla solidità della sua l'età e, vestito come descritto, alto e magro con capelli fluenti, ha sembrava quasi come un patriarca, o anche più come il ritratto del Kukolnik poeta, inciso nella edizione delle sue opere pubblicate nel 1830 o giù di lì. Questa somiglianza è stata particolarmente evidente quando si sedeva in giardino in estate, su un sedile sotto un cespuglio di lillà in fiore, con entrambe le mani appoggiate al bastone e un libro aperto accanto a lui, meditando poeticamente più di sole al tramonto. Per quanto riguarda i libri che può osservare che è venuto negli anni successivi, piuttosto di evitare la lettura. Ma questo era solo molto verso la fine. I giornali e le riviste ordinate in grande profusione da Varvara Petrovna era continuamente la lettura. Non ha mai perso interesse i successi della letteratura russa sia, anche se sempre sostenuto un atteggiamento dignitoso nei loro confronti. E 'stato un tempo assorto nello studio di casa nostra e la politica estera, ma ben presto abbandonò il impresa con un gesto di disperazione. E 'accaduto che lui avrebbe preso De Tocqueville con lui in giardino mentre lui aveva un Paul de Kock in tasca. Ma queste sono questioni banali. Devo osservare parentesi circa il ritratto di Kukolnik, il incisione era andato nelle mani di Varvara Petrovna quando era una ragazza in un alta classe collegio a Mosca. Lei si innamorò di il ritratto di una volta, dopo l'abitudine di tutte le ragazze a scuola che cadono in amore con tutto ciò che incontrano, così come con i loro insegnanti, in particolare il disegno e la scrittura maestri. Ciò che è interessante in questo, però, non è le caratteristiche delle ragazze, ma il fatto che anche a Varvara Petrovna cinquanta mantenuto l'incisione tra i suoi più intimi e beni preziosi, in modo che forse era solo per questo che che aveva progettato per Stepàn Trofìmovic un costume un po 'come il poeta in incisione. Ma questo, naturalmente, è una questione troppo insignificante. Per il primo anno o, più precisamente, per la prima metà del tempo ha trascorso con Varvara Petrovna, Stepàn Trofìmovic era ancora in programma un libro e ogni giorno seriamente disposto a scriverlo. Ma durante la successiva periodo deve aver dimenticato anche quello che aveva fatto. Sempre più spesso era solito dire a noi: "Mi sembra di essere pronta per il lavoro, i miei materiali sono raccolti, ma il lavoro non avere fatto! Non si fa nulla! " E avrebbe chinare il capo sconsolato. Senza dubbio questo è stato calcolato per aumentare il suo prestigio nei nostri occhi come un martire per la scienza, ma lui stesso era desiderio di qualcos'altro. "Mi hanno dimenticato! Io sono non serve a nessuno! "rotto da lui più di una volta. Questa maggior depressione afferrò speciale di lui verso la fine degli anni Cinquanta. Varvara Petrovna finalmente capito che era una cosa seria. Inoltre, non poteva sopportare l'idea che il suo amico è stato dimenticato e inutile. Per distrarlo e allo stesso tempo di rinnovare la sua fama che lo portò off a Mosca, dove aveva conoscenti in voga negli mondo letterario e scientifico, ma sembra che Mosca era troppo insoddisfacente. E 'stato un momento particolare; qualcosa di nuovo stava cominciando, al contrario della stagnazione del passato, qualcosa di molto strano troppo, anche se si è ritenuto ovunque, anche a Skvorèsniki. Voci di ogni genere ci sono pervenuti. Il fatti sono stati in genere più o meno noti, ma era evidente che Oltre ai fatti ci sono alcune idee che li accompagnano, e per di più, un gran numero di essi. E questo è stato sconcertante. E 'stato impossibile valutare e scoprire esattamente quale fosse la deriva di questi idee. Varvara Petrovna era dovuto alla composizione femminile della sua carattere a un desiderio irresistibile di penetrare il segreto del loro. Prese a leggere giornali e riviste, vietate le pubblicazioni stampati all'estero e anche i manifesti rivoluzionari che erano solo cominciano ad apparire al tempo (è stata in grado di dotare tutti), ma questo solo impostare la testa in un vortice. Cadde a scrivere lettere; ha ottenuto poche risposte, e sono cresciuti di più incomprensibile il passare del tempo. Stepan Trofìmovic fu solennemente chiamato a spiegare "queste idee" per lei una volta per tutte, ma lei è rimasta decisamente insoddisfatto della sua spiegazioni. Vedi Stepàn Trofìmovic del movimento in generale è stato arrogante all'estremo. Ai suoi occhi tutto ciò che era stato pari a che egli era dimenticato e di nessuna utilità. Finalmente il suo nome è stato menzionato, prima in periodici pubblicato all'estero come quella di un martire in esilio, e subito dopo a Pietroburgo come quello di una ex stella in una costellazione celebrato. E 'stato anche per qualche ragione rispetto a Radishtchev. Poi qualcuno stampata la dichiarazione che era morto e promette un necrologio di lui. Stepàn Trofìmovic subito si rianimò e assunse un'aria di dignità immensa. Tutto il suo disprezzo per i suoi contemporanei evaporato e cominciò a nutrire il sogno di unire il movimento e mostrando la sua poteri. Varvara Petrovna fede in ogni cosa subito rianimato e lei fu gettato in un fermento violento. Si è deciso di andare a Pietroburgo senza indugio un attimo, per scoprire tutto sul posto, per andare in tutto personalmente, e, se possibile, di gettarsi cuore e anima del nuovo movimento. Tra l'altro lei ha comunicato di aver era pronto a fondare una rivista tutta sua, e d'ora in poi di dedicare tutta la sua vita ad essa. Vedendo ciò che era venuto a, Stepàn Trofìmovic è diventato più accondiscendente che mai, e durante il viaggio ha cominciato a comportarsi quasi condiscendente di Varvara Petrovna, che ha subito in disarmo in il suo cuore contro di lui. Aveva però un altro motivo molto importante per il viaggio, che doveva rinnovare il suo collegamento in alte sfere. E 'stato necessario, per quanto poteva, per ricordare il mondo del suo esistenza, o comunque di fare un tentativo di farlo. L'apparente scopo del viaggio era quello di vedere il suo unico figlio, che stava finendo i suoi studi presso un liceo Pietroburgo. VI Hanno trascorso quasi tutta la stagione invernale a Pietroburgo. Ma per la Quaresima scoppiò tutto come un arcobaleno di colore bolla di sapone. I loro sogni sono stati dissipati, e la confusione, lungi dall'essere cancellata up, era diventata ancora più revoltingly incomprensibile. Per cominciare, collegamenti con le sfere superiori non sono state stabilite, o solo su una scala microscopica, e da sforzi umiliante. Nella sua mortificazione Varvara Petrovna si gettò anima e corpo nella "nuove idee", e iniziò a dare ricevimenti serali. Ha invitato i letterati, e sono stati portati subito da lei in moltitudini. Poi sono venuti di loro senza invito, un portato un altro. Non aveva mai visto questi uomini di lettere. Erano incredibilmente inutile, ma abbastanza aperto nel loro vanità, come se fossero l'esecuzione di un dovere tramite la visualizzazione di esso. Alcuni (ma non tutti) dei quali hanno addirittura alzato ubriaco, apparente, Tuttavia, per individuare in questo un particolare, solo di recente scoperta, merito. Erano tutti stranamente orgogliosi di qualcosa. Su ogni faccia è stato scritto che avevano appena scoperto un segreto molto importante. Essi abusato un l'altro, e si attribuì il merito a se stessi per questo. E 'stato piuttosto difficile scoprire quello che avevano scritto esattamente, ma tra loro ci sono stati critici, romanzieri, drammaturghi, satirici e di espositori abusi. Stepàn Trofìmovic penetrati in loro molto più alto cerchio da cui il movimento è stato diretto. altezze incredibili doveva essere scalata per raggiungere questo gruppo, ma gli hanno dato un cordiale benvenuto, però, Naturalmente, nessuno di loro aveva mai sentito parlare di lui o sapeva nulla lui se non che "rappresentava un'idea." Le sue manovre tra i quali sono stati un tale successo che li ha per due volte al salone Varvara Petrovna nonostante la loro grandezza dell'Olimpo. Queste persone erano molto gravi e molto educato, si sono comportati bene, gli altri erano evidentemente paura di loro, ma era evidente che non avevano tempo da perdere. Due o tre ex celebrità letterarie che si trovava a Pietroburgo, e con Varvara Petrovna che aveva a lungo mantenuto una corrispondenza più raffinati, è venuto anche. Ma con sua grande sorpresa di questi genuini e abbastanza indubitabile celebrità erano Stiller che acqua, umile che l'erba, e alcuni di loro semplicemente appeso a questa marmaglia nuovo, e sono stati vergognosamente servile prima di loro. In un primo momento Stepàn Trofìmovic stato un successo. Le persone catturate su di lui e cominciò ad esporre in pubblico lo incontri letterari. Il primo volta che veniva sul palco a qualche lettura pubblica in cui era a prendere parte, è stato accolto con applausi entusiasti che durò per cinque minuti. Ha ricordato con le lacrime questo nove anni dopo, ma piuttosto dalla sua naturale sensibilità artistica che dalla gratitudine. "Giuro, e sono pronto a scommettere", ha dichiarato (ma solo a me, e in segreto), "che nessuno di quel pubblico sapeva nulla su ciò che me ". un'ammissione notevole. Deve aver avuto una acuta intelligenza in quanto egli era in grado di cogliere la sua posizione in modo così chiaro anche sulla piattaforma, anche in un tale stato di esaltazione, ne consegue anche che non aveva un'intelligenza acuta se, nove anni dopo, non poteva ricordare senza mortificazione, fu fatto a firmare due o tre collettivo proteste (contro ciò che lui non sa), li firma. Varvara Petrovna troppo è stato fatto per protestare contro alcune "azioni vergognose" e ha firmato anche. La maggior parte di queste nuove persone, tuttavia, anche se Varvara Petrovna visitato, si sentivano, per qualche motivo ha invitato per quanto riguarda lei con disprezzo, e con malcelata ironia. Stepan Trofìmovic accennato a me in momenti amari dopo che proprio dal quel momento era stata invidiosa di lui. Vide, naturalmente, che ella non poteva andare d'accordo con queste persone, ma li accolse con entusiasmo, con tutte le isterica impazienza del suo sesso, e, per di più, lei aspettavamo qualcosa. Alle sue feste parlava poco, anche se poteva parlare, ma lei ascoltava più. Hanno parlato di abolizione della censura e di trascrizione fonetica, la sostituzione del latino caratteri per l'alfabeto russo, di qualcuno che è stato inviato in esilio il giorno prima, di qualche scandalo, del vantaggio di scissione Russia nel nazionalità uniti in una federazione libera, con la soppressione dell'esercito e della marina, del restauro della Polonia, per quanto del Dnieper, delle riforme contadine, e della manifesti, del abolizione del principio ereditario, della famiglia, dei bambini, e dei sacerdoti, dei diritti delle donne, di casa Kraevsky, per la quale nessuno mai sembrato in grado di perdonare il signor Kraevsky, e così via, e così via. E 'stato evidente che in questa folla di gente nuova, vi erano impostori molti, ma indubbiamente ci sono stati anche tanti onesti e molto attraente persone, in Nonostante alcune caratteristiche sorprendenti in loro. Gli onesti sono stati molto più difficile da capire che la grossa e disonesto, ma era impossibile dire quale veniva fatto uno strumento di dall'altro. Quando Varvara Petrovna annunciato la sua idea di fondare una rivista, la gente accorrevano a lei in numero maggiore, ma l'accusa di essere un capitalista e uno sfruttatore di manodopera piovevano addosso al viso. Il maleducazione di queste accuse è stato pari solo al loro imprevedibilità. Il vecchio generale Ivan Ivanovic Drozdov, un vecchio amico e compagno del generale Stavrògin, noto a noi tutti qui come estremamente testardo e irritabile, anche se molto stimabili, l'uomo (a suo modo, di ovviamente), che hanno mangiato molto, ed era terribilmente paura di ateismo, litigato in una delle feste Varvara Petrovna, con una distinta giovane. Quest'ultimo alla prima parola esclamò: «Devi essere un generale se si parla così », il che significa che non riusciva a trovare nessuna parola di abuso peggio di "generale". Ivan Ivanovic volato in una terribile passione: "Sì, signore, io sono un generale, e di un tenente-generale, e ho servito il mio Zar, e voi, signore, sono un cucciolo e un infedele! " Una scena seguite scandaloso. Il giorno dopo l'incidente è stato esposto in stampa, e cominciarono alzarsi una protesta collettiva contro Varvara comportamento vergognoso Petrovna nel non aver immediatamente attivato fuori generale. In un giornale illustrato è apparso un maligno caricatura in cui Varvara Petrovna, Stepàn Trofìmovic, e il generale Drozdov sono stati descritti come tre amici reazionario. Ci sono stati i versi allegata alla presente caricatura scritto da un poeta popolare soprattutto per le occasione. I può osservare, per parte mia, che molte persone di generale rango certamente un'abitudine assurda di dire: "Ho servito il mio Zar "... Come se non avessero lo Zar stesso tutto il resto di noi, il loro semplice compagno di materie, ma ha avuto un zar speciale dei loro propri. Era impossibile, ovviamente, per restare più a lungo a Pietroburgo, tutti tanto più che Stepàn Trofìmovic è stato superato da un fiasco completo. Non poteva resistere a parlare dei crediti d'arte, e si misero a ridere a lui più forte col passare del tempo. Alla sua ultima lezione, pensò a impressionarli con eloquenza patriottica, sperando di toccare i loro cuori, e il calcolo sul rispetto ispirato dalla sua "persecuzione". Ha fatto Non tentare di contestare l'inutilità e l'assurdità della parola "Patria", ha riconosciuto la perniciosa influenza della religione, ma con fermezza e ad alta voce ha dichiarato che gli stivali sono di conseguenza meno di Puskin, di molto meno, anzi. E 'stato fischiato da far pietà che egli scoppiò in lacrime, lì per lì, sulla piattaforma. Varvara Petrovna prese a casa più morto che vivo. "On m'a tratti, cofano vieux comme delle Nazioni Unite de coton, "balbettò senza senso. Cercava dopo di lui tutta la notte, dandogli gocce di alloro e ripetendo a lui fino all'alba ", sarà essere ancora d'uso; sarà comunque lasciare il segno, sarete apprezzati ... in un altro luogo ". La mattina dopo cinque uomini letterario chiamato Varvara Petrovna, tre dei quali sconosciuti, che aveva mai messo gli occhi sul passato. Con aria di poppa l'hanno informato che avevano esaminato la questione della la sua rivista, e le aveva portato la loro decisione in materia. Varvara Petrovna non aveva mai autorizzato nessuno ad esaminare o decide nulla riguardo alla sua rivista. La loro decisione fu che, dopo aver fondato la rivista, si dovrebbe una volta che la mano verso di loro con la capitale a eseguirlo, sulla base di una società cooperativa. Lei stessa era di tornare a Skvorèsniki, senza dimenticare di portare con sé Stepan Trofìmovic, che era "fuori data". Dalla delicatezza hanno deciso di riconoscere il diritto di proprietà nel suo caso, e di inviare ogni anno la sua un sesto degli utili netti. La cosa più commovente su di esso è stato quello di questi cinque uomini, quattro di certo non sono stati azionati da qualsiasi motivo mercenari, e sono stati semplicemente agire nell'interesse della "Causa". "Siamo venuti via del tutto in perdita", Stepàn Trofìmovic diceva dopo. "Non potevo fare testa o la coda di esso, e continuò a borbottare, io Ricorda che per il rombo del treno: 'Vyek, e vyek e Lyov Kambek, Lyov Kambek e vyek e vyek'. e chissà che cosa, fino a Mosca. E 'stato solo a Mosca che sono venuto a me stesso, come se davvero potesse trovare qualcosa differenti là. " "Oh, amici miei!" esclamava a noi a volte con fervore ", si non può immaginare cosa collera e la tristezza superare tutta la tua anima, quando un grande idea, che hanno a lungo accarezzato come santa, è preso dal ignoranti e trascinato via prima di imbecilli come loro in strada, e all'improvviso si incontrano nel mercato irriconoscibile, nel fango, assurdamente istituito, senza proporzione, senza armonia, il giocattolo di canaglie sciocco! No! Ai nostri giorni non è stato così, e non era presente per quale cercammo. No, no, questo non a tutti. Io non lo riconosce .... Il nostro giorno verrà di nuovo e si accende tutto il tessuto vacillante di oggi in un percorso vero. Se no, che cosa succederà ?..." VII Immediatamente al loro ritorno da Pietroburgo Varvara Petrovna mandò amico all'estero per "reclutare", e, anzi, era necessario per loro parte per una volta, si sentiva che. Stepàn Trofìmovic era felice di andare. "Ci sarò rivivere!" esclamò. "Ecco, finalmente, mi sono impostato lavoro! "Ma nella prima delle sue lettere da Berlino ha colpito la sua solita nota: "Il mio cuore è spezzato!" scrisse a Varvara Petrovna. "Non posso dimenticare niente! Qui, a Berlino, tutto riporta a me il mio passato antico, la mia estasi il mio primo e agonie per primo. Dove si trova? Dove sono tutti e due? Dove siete due angeli dei quali non sono mai stato degno? Dove è mio figlio, il mio amato figlio? E l'ultimo di tutti, dove sono io, dov'è il mio vecchio sé, forte come l'acciaio, saldo come una roccia, quando qualche ora Andreev, i nostri clown ortodosso con la barba, repressa dell'esistenza dell'uomo briser en deux ", e così via. Per quanto riguarda il figlio Stepan Trofìmovic, lui aveva visto solo due volte nel suo vita, la prima volta quando è nato e la seconda volta di recente in Pietroburgo, dove il giovane si stava preparando ad entrare all'università. Il ragazzo era stato per tutta la vita, come abbiamo già detto, allevata da zie (a spese Varvara Petrovna) in una remota provincia, quasi seicento miglia da Skvorèsniki. Per quanto riguarda Andreev, non era nulla più o meno il nostro commerciante locale, un tipo molto eccentrico, un autodidatta archeologo che aveva una passione per il collezionismo russo antichità e talvolta ha cercato di eclissare Stepàn Trofìmovic in erudizione e nella progressività delle sue opinioni. Questo degno negoziante, con la barba grigia e gli occhiali dalla montatura d'argento, ancora dovuti Stepàn Trofìmovic quattrocento rubli per alcuni ettari di legno che aveva acquistati sul piccolo podere di quest'ultimo (vicino Skvorèsniki). Anche se Varvara Petrovna aveva generosamente fornito la sua amica con i fondi quando lei lo ha mandato a Berlino, ma Stepàn Trofìmovic aveva, prima di iniziare, in particolare i conti su come ottenere che quattro rubli, probabilmente per il suo segreto spese, ed era pronta a piangere quando Andreev ha chiesto il permesso di rinviare pagamento per un mese, che aveva il diritto di fare, dato che aveva portato le prime rate del denaro quasi sei mesi di anticipo per far fronte particolare necessità Stepàn Trofìmovic al momento. Varvara Petrovna leggere questa prima lettera avidamente, e sottolineando in matita l'esclamazione: "Dove sono tutti e due?" numerato e messo in un cassetto. Aveva, naturalmente, di cui le sue due mogli defunto. La seconda lettera ha ricevuto da Berlino era in un ceppo diverso: "Sto lavorando dodici ore dal 2004." ("Undici sarebbero abbastanza ", borbottò Varvara Petrovna.)" Sono frugare nelle biblioteche, fascicolazione, la copia, correndo su. Ho visitato i professori. Ho rinnovato la mia conoscenza con la famiglia deliziosa Dundasov. Che affascinante creatura Lizaveta Mkolaevna è anche ora! Lei ti manda il suo saluti. Il suo giovane marito e tre nipoti sono tutti a Berlino. Io sedersi a parlare fino all'alba con i giovani e abbiamo quasi sera ateniese, ateniese, voglio dire, solo nella loro sottigliezza intellettuale e raffinatezza. Tutto è nello stile nobile, una grande quantità di musica, arie spagnole, i sogni della rigenerazione di tutta l'umanità, le idee di una bellezza eterna, della Madonna Sistina, intervallate da leggera buio, ma ci sono anche macchie sul sole! Oh, mio amico, il mio nobile, amico fedele! Nel cuore io sono con voi e sono tuo, con te solo, sempre, en tout paga, anche in Le Pays de Makar et de ses Veaux, di che abbiamo spesso utilizzato per parlare in agitazione a Pietroburgo, ti ricordi, prima di venire via. Ci penso con un sorriso. Varcare la frontiera I mi sentivo in sicurezza, una sensazione, strana e nuova, per la prima volta dopo tanti anni ", e così via e così via. "Vieni, è tutto assurdo!" Varvara Petrovna commentato, piegando che lettera di troppo. «Se è fino all'alba con le sue notti ateniesi, non è i suoi libri per dodici ore al giorno. Era ubriaco quando l'ha scritto? Quella donna Dundasov osa mandarmi saluti! Ma c'è, lasciatelo divertire se stesso! " La frase "dans le pays de Makar et de ses Veaux" significava: "ovunque Makar può guidare i suoi polpacci. "Stepàn Trofìmovic talvolta volutamente tradotto proverbi russi e proverbi tradizionali in francese nel modo più stupido, anche se senza dubbio fu in grado di comprendere e tradurre loro meglio. Ma lo faceva da un sentimento che era chic, e il pensiero lo spiritoso. Ma lui non si divertiva a lungo. Egli non poteva resistere per quattro mesi, e fu subito volando di nuovo a Skvorèsniki. Le sue ultime lettere consisteva in altro che effusioni dell'amore più sentimentale per il suo amico assente, e sono stati letteralmente bagnati di lacrime. Ci sono nature estremamente allegata alla casa come cagnolini. L'incontro degli amici è stato entusiasti. Nel giro di due giorni tutto era come prima e anche più opaco rispetto a prima. "Il mio amico", Stepàn Trofìmovic mi ha detto una quindicina di giorni dopo, m segreto morti ", ho scoperto qualcosa di terribile per me ... qualcosa di nuovo: je suis dipendente delle Nazioni Unite semplice, et rien de plus! Mais r-r-rien de plus '". VIII Dopo questo abbiamo avuto un periodo di stasi che durò nove anni. I focolai isterici e singhiozzi sulla mia spalla, che ricorreva a intervalli regolari non è affatto mar nostra prosperità. Mi chiedo che Stepàn Trofìmovic non appesantire durante questo periodo. Il suo naso era un po 'più rosso, e il suo modo aveva guadagnato in urbanità, questo era tutto. Da gradi di una cerchia di amici si era formato intorno a lui, anche se non è mai stata molto grande. Sebbene Varvàra Petròvna aveva poco a che fare con la cerchio, eppure tutta la sua riconosciuta come la nostra patrona. Dopo la lezione si aveva ricevuto a Pietroburgo, si stabilì nella nostra città per il bene. In inverno ha vissuto nella sua casa di città e ha trascorso l'estate nelle sue terre nel quartiere. Non aveva mai goduto di così importante e prestigio nella nostra società provinciale come negli ultimi sette anni di questo periodo, cioè fino al momento della nomina del nostro presente governatore. Il nostro ex governatore, il mite Ivan Ossipovitch, che mai essere dimenticato in mezzo a noi, era un parente stretto di Varvara Petrovna, e un tempo era stato sotto l'obbligo di lei. Sua moglie tremava al solo pensiero di dispiacere a lei, mentre il suo omaggio pagato da provinciale la società è stata condotta quasi a un passo che ha suggerito l'idolatria. Quindi, Stepan Trofìmovic, aveva anche un buon tempo. E 'stato membro del club, ha perso a Carte di maestoso, era dappertutto e trattato con rispetto, anche se molti lo considerano solo come un "imparato uomo". Più tardi, quando Varvara Petrovna gli ha permesso di vivere in una casa separata, abbiamo goduto di una maggiore libertà di prima. Due volte alla settimana ci incontravamo a casa sua. Siamo stati una festa allegra, specie quando non era il parco di champagne. Il vino venuto dal negozio dello stesso Andreev. Il conto è stato pagato due volte un anno da Varvara Petrovna, e il giorno in cui è stato pagato Stepan Trofimoivitch quasi sempre sofferto di un attacco della sua "estate colera ". Uno dei primi membri del nostro circolo è stato Lipùtin, un anziano funzionario provinciale, e un grande liberale, che aveva fama in città di essere ateo. Si era sposato per la seconda volta una giovane e bella moglie con una dote, e aveva, inoltre, tre figlie grandi. Egli ha portato la sua famiglia nel timore di Dio, e tenuto stretto in una mano loro. E 'stato molto avaro, e fuori del suo stipendio era comprato una casa e accumulato una fortuna. Era un tipo scomodo dell'uomo, e non era stato in servizio. Non era molto rispettato in città, e non è stato ricevuto nei migliori circoli. Inoltre, egli era un mercante di scandalo, e aveva più di una volta ha dovuto intelligente per il suo back-mordere, per il quale ha era stato male punito da un ufficiale, e di nuovo da un gentiluomo di campagna, il capo di una famiglia rispettabile. Ma ci è piaciuto il suo spirito, il suo indagatore mente, la sua peculiare, vivacità dannoso. Varvara Petrovna lui non piaceva, ma ha sempre saputo come fare a lei. Né si curi delle Sàtov, che divenne uno dei nostri cerchio durante il ultimi anni di questo periodo. Sàtov era stato studente e che era stato espulso dall'università dopo qualche disturbo. Nella sua infanzia era stato allievo di Stepan Trofìmovic ed era per nascita un servo di Varvara Petrovna, il figlio di un ex valletto di lei, Pavel Fyodoritch, e fu molto in debito con la sua generosità. Lei lo amava per il suo orgoglio e l'ingratitudine e non potrebbe mai perdonargli di non essere venuto dritto a lei per la sua espulsione dall'università. Al contrario non aveva anche risposto alla lettera che aveva espressamente lo mandò a quel tempo, e preferito essere un facchino in famiglia di un commerciante del nuovo stile, con il quale è andato all'estero, in cerca dei suoi figli più nel posizione di un infermiere che di un tutor. Era molto ansioso di viaggiare alla di tempo. I bambini avevano anche una governante, una vivace ragazza russa, che divenne anche uno della famiglia, alla vigilia della loro partenza, e era stato impegnato principalmente perché era così a buon mercato. Due mesi dopo la mercante volse fuori di casa per "libero pensiero". Sàtov ha preso si spegne dopo lei e la sposò subito dopo a Ginevra. Hanno vissuto insieme circa tre settimane, e poi si separarono, come persone libere riconoscendo senza vincoli, però, senza dubbio, anche attraverso la povertà. Egli vagava per l'Europa da sola per molto tempo dopo, lo sa Dio vivente come, lui si dice che abbia oscurati stivali in strada, e di essere stato un portiere in qualche cantiere. Finalmente, un anno prima, era tornato al suo patria in mezzo a noi e si stabilisce con una vecchia zia, che lui sepolto un mese dopo. Sua sorella Dasha, che era anche stato allevato da Varvara Petrovna, era un favorito di lei, e trattate con rispetto e considerazione nella sua casa. Vide la sorella di rado e non è sulla termini di intimità con lei. Nel nostro circolo era sempre cupo, e mai loquace, ma di tanto in tanto, quando le sue convinzioni sono state toccate al momento, è diventato morbosamente irritabile e molto sfrenato nella sua lingua. "Bisogna legare Sàtov e poi discutere con lui", Stepàn Trofìmovic a volte dire in battuta, ma gli piaceva. Sàtov aveva cambiato radicalmente alcune sue convinzioni ex socialista all'estero ed era corsa all'estremo opposto. Era uno di quei esseri idealistico comune in Russia, che sono improvvisamente colpito da un prepotente idea che sembra, per così dire, a schiacciare in una volta, e a volte per sempre. Essi non sono mai uguali a fronteggiare, ma mettere fede appassionata in essa, e tutta la loro vita passa in seguito, in quanto erano, in agonia last sotto il peso della pietra che è caduto su di loro e l'altra metà li schiacciati. In apparenza Sàtov era in completo armonia con le sue convinzioni: era breve, scomodo, era uno shock di capelli biondi, spalle larghe, le labbra grosse, molto spesso a strapiombo bianco sopracciglia, la fronte rugosa e una ostile, ostinatamente bassi, come fosse vergognoso, espressione nei suoi occhi. Aveva i capelli sempre in un intrico selvaggio e si alzò in una scossa che nulla poteva liscio. E 'stato sette o otto-e-venti. «Mi chiedo più che sua moglie è scappata da lui, Varvara Petrovna enunciati in una sola occasione dopo fissava intensamente a lui. Ha cercato di essere ordinato nel vestire, nonostante la sua estrema povertà. Ha evitato di nuovo di invitare Varvara Petrovna, e lottato insieme come meglio potrebbe, facendo diversi lavori per commercianti. Un tempo ha prestato servizio in un negozio, un altro è stato sul punto di andare come impiegato in un assistente piroscafo trasporto merci, ma lui si è ammalato proprio nel momento della navigazione. Si tratta di difficile immaginare quale la povertà era capace di sopportare senza pensare su di esso a tutti. Dopo la sua malattia Varvara Petrovna mandò un centinaio di rubli, in forma anonima e in segreto. Ha scoperto il segreto, però, e dopo qualche riflessione ha preso i soldi e andai a Varvara Petrovna a ringraziarla. Ella lo accolse con calore, ma in questa occasione, anche, lui vergognosamente delusa. Ha dormito solo cinque minuti, fissando assente a terra e sorridendo stupidamente in un profondo silenzio, e improvvisamente, nel punto più interessante, senza ascoltare ciò che stava dicendo, si alzò, fece arco lateralmente uno rozzo, impotente con confusione, preso contro la signora costoso intarsiato tavolo di lavoro, sconvolgente sul pavimento e schiacciandolo di atomi, e se ne andò quasi morta di vergogna. Lipùtin lui la colpa grave in seguito per avendo accettato i cento rubli e avendo anche andato a ringraziare Varvara Petrovna per loro, invece di avere restituito il denaro con disprezzo, perché era venuto dalla sua ex amante dispotico. Egli viveva in solitudine, alla periferia della città, e non come qualsiasi di noi per andare a vedere lui. Aveva l'abitudine di alzare sempre di Stepan Trofìmovic serate, e giornali e libri presi in prestito da lui. Ci fu un altro giovane che veniva sempre, uno Virgìnskij, un impiegato in il servizio qui, che aveva qualcosa in comune con Sàtov, sebbene in la superficie sembrava il suo opposto in ogni senso. Era un "Uomo di famiglia" troppo. Era un uomo patetico e molto tranquillo anche se giovani all'età di trent'anni, aveva un notevole istruzione pur essendo principalmente autodidatta. Era povero, sposato, e nel servizio, e ha sostenuto il zia e la sorella di sua moglie. Sua moglie e tutte le donne della sua famiglia professi più tardi convinzioni, ma in una forma piuttosto grezza. E 'stato un caso di "un'idea trascinato fuori in strada", come Stepan Trofìmovic aveva espresso su di una precedente occasione. L'hanno preso a tutti fuori di libri, e al primo accenno proveniente da uno qualsiasi dei nostri piccoli angoli progressivo Pietroburgo erano pronti a buttare tutto in mare, non appena è stato loro consigliato di farlo, Virgìnskaja esercitato la professione di ostetrica in città. Aveva vissuto a lungo, mentre a Pietroburgo, come una ragazza. Virgìnskij stesso era un uomo di rara singolo di cuore, e ho raramente incontrato fervore più onesto. "Non potrò mai, mai, rinunciare a questi grandi speranze", diceva a me con gli occhi scintillanti. Di questi "grandi speranze", ha sempre parlato con calma, in uno beato mezzo sussurro, per così dire nascosto. Era piuttosto alto, ma capelli molto sottili e spalle strette, ed era straordi

    e88ere03.05.10
  • E la vita è un po' più forte del tuo dirle "Grazie, no".

    La maggior parte della nostra vita la passiamo ad aspettare o a ricordare e mentre lo facciamo non siamo né tristi né felici; sembriamo tristi, ma semplicemente siamo lontani.

    makemesmile10.09.10
  • aldilà

    sovraldilàPHILIP K. DICK MA GLI ANDROIDI SOGNANO PECORE ELETTRICHE? Blade Runner: Do Androids Dream of Electric Sheep? Philip K.Dick, l’evento dell’evento instabile Marlowe Sean Young nichilismo MA GLI ANDROIDI SOGNANO PECORE ELETTRICHE? A MAREN AUGUSTA BERGRUD 10 AGOSTO 1923-14 GIUGNO 1967 E ANCORA SOGNO I SUOI PASSI SUL PRATO; LA RUGIADA CALPESTA SPETTRALE, TRAFITTO DAL MIO CANTO TRIONFALE. W.B. Yeats AUCKLAND UNA TESTUGGINE DONATA DALL’ESPLORATORE COOK AL RE DI TONGA NEL 1777 È DECEDUTA IERI ALL’ETÀ DI QUASI DUECENTO ANNI. L’ANIMALE, IL CUI NOME È TÙIMALILA, È MORTO NEI GIARDINI DEL PALAZZO REALE A NUKU, ALOFA, CAPITALE DI TONGA. IL POPOLO DI TONGA CONSIDERAVA L’ANIMALE ALLA STREGUA DI UN MEMBRO DELLA FAMIGLIA REALE E CUSTODI PARTICOLARI ERANO DESTINATI AD ACCUDIRLO. ERA DIVENUTO CIECO IN SEGUITO A UN INCENDIO ALCUNI ANNI PRIMA. RADIO TONGA HA DICHIARATO CHE LA CARCASSA DI TÙIMALILA VERRÀ INVIATA AL MUSEO DI AUCKLAND IN NUOVA ZELANDA. Reuters, 1966_3 gennaio 1992, estatica spazio vuoto assente nulla È rivelandone la presenza vuoto evidentemente svelato qui e là, chi si rifiutava di emigrare; e questa decisione rappresentava un atto di un’irrazionalità sconcertante perfino agli occhi delle persone coinvolte in prima persona. Da un punto di vista logico, ogni regolare sarebbe già dovuto emigrare. Forse, per quanto devastata, la Terra rimaneva un posto familiare a cui restare attaccati. Oppure, può darsi che il non-emigrante immaginasse che la coltre di polvere si sarebbe a un certo punto esaurita. Ad ogni modo, migliaia di individui erano rimasti sulla Terra, per lo più disseminati in aree urbane dove erano fisicamente in grado di vedersi, rincuorarsi con la loro reciproca presenza. Queste persone sembravano essere quelle relativamente a posto di cervello. Oltre a loro, c’era anche un altro residuo di umanità un po’ dubbia: alcuni strani esseri vagavano ancora nelle periferie praticamente abbandonate. John Isidore, martellato dai suoni gracchianti provenienti dal televisore acceso in salotto mentre si radeva nel bagno, era uno di quelli. Era arrivato lì mentre vagava senza meta, subito dopo la guerra. In realtà, in quel periodo così brutto nessuno sapeva più cosa stesse mai facendo. Intere popolazioni, sfibrate dalla guerra, avevano preso a vagare sbandate, e si erano insediate prima in una regione e poi in un’altra. A quell’epoca la pioggia radioattiva era sporadica e assai variabile; alcune regioni ne erano stati quasi del tutto risparmiati, altri ne erano saturi. Le masse di profughi si spostavano con lo spostarsi della polvere. La penisola a sud di San Francisco dapprima era stata risparmiata dalla polvere, e una gran massa di persone aveva deciso di sistemarsi in quella zona. Quando la polvere arrivò, alcuni erano morti, altri se n’erano andati. Isidore era rimasto. Il televisore strillava: «...vi riporterà ai bei tempi degli Stati del Sud prima della Guerra Civile! Sia esso collaboratore domestico o instancabile bracciante, un robot umanoide personalizzato - progettato apposta PER VOI E SOLO PER VOI, per soddisfare qualsiasi esigenza particolare - vi sarà consegnato al vostro arrivo completamente gratis, accessoriato secondo quanto da voi richiesto prima della partenza dalla Terra; questo fedele compagno nella più grande, più audace avventura concepita dall’uomo nei tempi moderni, senza darvi alcun problema vi fornirà...» Andava avanti così per ore, praticamente senza fermarsi mai. Chissà se farò tardi al lavoro, si chiese Isidore mentre si radeva. Non aveva un orologio che funzionasse; in genere si affidava al segnale orario della TV, ma oggi, evidentemente, era la Giornata degli Orizzonti Interspaziali. Ad ogni buon conto la TV sosteneva trattarsi del quinto (o sesto?) anniversario della fondazione della Nuova America, il maggiore insediamento degli USA su Marte. E il suo televisore, malfunzionante, riceveva solo il canale che era stato nazionalizzato durante la guerra e che tale era rimasto. Il governo di Washington, e il suo programma di colonizzazione spaziale, era l’unico sponsor che Isidore si ritrovava ad ascoltare per forza. «Sentiamo la signora Maggie Klugman», suggerì l’annunciatore TV a Isidore, cui interessava solo sapere l’ora. «Da poco immigrata su Marte, ecco che cosa ci ha detto la signora Klugman in un’intervista registrata dal vivo a Nuova Nuova York. Signora Klugman, ci può fare un paragone tra la sua vita sulla Terra contaminata e la sua nuova vita in questo mondo ricco di ogni immaginabile opportunità?» Una pausa, e poi la voce, stanca, secca, di una donna di mezza età: «Secondo me, la cosa che ha colpito più me e la mia famiglia è la dignità.» «La dignità?» chiese l’annunciatore. «Sì», rispose la signora Klugman, ora cittadina di Nuova Nuova York, su Marte. «È difficile da spiegare. Avere un servo su cui contare, in questi tempi difficili... lo trovo rassicurante.» «In passato, sulla Terra, signora Klugman, ai vecchi tempi, era anche preoccupata di trovarsi classificata, ehm... ehm, come speciale?» «Oh, io e mio marito avevamo una paura folle. Naturalmente, una volta emigrati, la preoccupazione - per fortuna - è svanita per sempre.» Tra sé e sé John Isidore pensò acido: Quella è svanita anche per me, senza dover emigrare. Era uno speciale da più di un anno, e non solo per quanto riguardava i geni deformi che portava in sé. Più grave ancora era il fatto che non avesse superato l’esame per il livello minimo consentito delle facoltà mentali, il che lo rendeva - secondo il gergo popolare - un cervello di gallina. Su di lui era calato il disprezzo di tre pianeti. Comunque, nonostante tutto, sopravviveva. Aveva un lavoro - guidava il furgone che raccoglieva e consegnava gli animali finti per un’officina che li riparava: la Clinica per Animali Van Ness. Il suo principale - Hannibal Sloat, perennemente corrucciato, cupo - lo trattava come un essere umano, cosa per cui gli era molto grato. Mors certa, vita incerta, declamava di tanto in tanto il signor Sloat. Isidore, per quanto avesse sentito la citazione svariate volte, aveva solo una vaga idea di cosa significasse. Dopotutto, se un cervello di gallina avesse capito il latino non sarebbe più stato un cervello di gallina. Quando la cosa gli venne fatta notare, il signor Sloat ne riconobbe l’intrinseca verità. E poi esistevano dei cervelli di gallina infinitamente più stupidi di Isidore, che non erano in grado di svolgere alcun lavoro e rimanevano segregati in istituzioni pittorescamente denominate Istituti Americani per le Attività Professionali Speciali. Come al solito, la parola speciale doveva in qualche modo entrarci per forza. «...Suo marito non si sentiva in alcun modo protetto», stava dicendo l’annunciatore TV, «dal possedere e dall’indossare sempre una costosa e goffa braghetta di piombo per ripararsi dalle radiazioni, signora Klugman?» «Mio marito...» cominciò la signora Klugman, ma a quel punto, avendo finito di radersi, Isidore entrò in salotto e spense la TV. Silenzio. Riverberava come un bagliore dalle pareti e dai pannelli di legno; lo percuoteva con una tremenda energia assoluta, come venisse generato da un’immensa turbina. Saliva dal pavimento, dalla consunta moquette grigia. Si sprigionava dagli elettrodomestici rotti o semiguasti della cucina, macchine morte che non avevano mai funzionato da quando Isidore era andato ad abitare in quella casa. Stillava dall’inutile lampadario in salotto e andava a mischiarsi a se stesso, ad altro silenzio che calava dal soffitto macchiato di mosche. Riusciva in effetti a emergere da qualsiasi oggetto vi fosse nel campo visivo di Isidore, come se il silenzio volesse sostituirsi a ogni cosa tangibile. Quindi assaliva non solo le orecchie, ma anche gli occhi; in piedi davanti al televisore inerte, Isidore percepì il silenzio visibile e, a modo suo, vivo. Vivo! Ne aveva spesso avvertito l’austero avvicinarsi in precedenza; quando arrivava gli esplodeva in casa senza alcun rispetto, evidentemente incapace di attendere. Il silenzio del mondo non riusciva a tenere a freno la propria avidità. Non poteva aspettare ancora. Non quando aveva già virtualmente vinto. Si chiese, allora, se anche le altre persone rimaste sulla Terra percepissero il vuoto allo stesso modo. O la sua era una sensibilità particolare, propria della sua identità biologica deviata, una bizzarria generata dal suo inadeguato sistema sensoriale? Domanda interessante, pensò Isidore. Ma con chi avrebbe potuto confrontarsi o scambiare qualche impressione? Abitava da solo, in questo palazzo cieco e sempre più fatiscente, tra mille appartamenti disabitati. Un edificio che, come tutti quelli simili, cadeva, di giorno in giorno, in uno stato sempre maggiore di rovinosa entropia. Con il tempo tutto ciò che c’era nel palazzo si sarebbe fuso - una cosa nell’altra - avrebbe perso individualità sarebbe diventato identico a ogni altra cosa, un mero pasticcio di palta ammonticchiato dal pavimento al soffitto di ogni appartamento. E dopo di ciò lo stesso palazzo, senza che nessuno ne curasse la manutenzione, avrebbe raggiunto uno stadio di equilibrio informe, sepolto dall’ubiquità della polvere. Quando ciò si sarebbe verificato, naturalmente, lui sarebbe già morto da un pezzo; ecco un altro interessante argomento su cui meditare lì in piedi in quel salotto sfatto, solo con l’onnipervasiva assenza di respiro del possente silenzio del mondo. Meglio, forse, riaccendere la TV. Ma gli annunci, rivolti ai normali che erano rimasti sulla Terra, lo atterrivano. Lo informavano in un’interminabile sequela di modi diversi che lui, uno speciale, non era gradito. Non era di alcuna utilità. Non poteva, nemmeno se l’avesse voluto, emigrare. E allora, perché ascoltarli? si chiedeva irritato. Si impicchino loro e la loro colonizzazione: spero che anche lassù scoppi una guerra - dopo tutto, almeno in teoria, era possibile - e che si riducano come qui sulla Terra. E che tutti quelli che sono emigrati si ritrovino speciali. E va bene, pensò, andiamo al lavoro. Allungò la mano verso la maniglia che apriva la porta sul pianerottolo non illuminato, poi si ritrasse nel percepire il grande vuoto del resto dell’edificio. Era lì fuori e lo attendeva al varco, la forza che aveva prima sentito penetrare irrequieta nel suo appartamento. Dio mio, pensò, e richiuse la porta. Non era pronto per salire quelle scale che rimbombavano fino alla terrazza deserta, dove non aveva alcun animale. L’eco di lui stesso che saliva: l’eco del nulla È ora di attaccarsi alle maniglie, disse tra sé, e attraversò il salotto portandosi presso la scatola empatica nera. Quando l’accese, il solito vago odore di ioni negativi emanò dall’impianto di alimentazione; l’aspirò avidamente, già rincuorato. Poi il tubo a raggi catodici emise luce come imitasse una flebile immagine televisiva; un collage andava componendosi, fatto di colori, tracce e vaghe configurazioni apparentemente casuali che, fino a che le maniglie non venivano strette, non rappresentavano nulla. Così, respirando profondamente per calmarsi, afferrò la doppia maniglia. L’immagine si coagulò; vide subito un paesaggio ben noto, l’antica e bruna erta nuda con i ciuffi di erba secca che come ossa si stagliavano obliqui sullo sfondo di un cielo spento e senza sole. Una figura solitaria, di forma più o meno umana, arrancava lungo il fianco della collina: un uomo anziano vestito di una tunica informe e grigia che gli forniva una ben misera protezione come se fosse stato strappato all’ostile vacuità del cielo. L’uomo, Wilbur Mercer, continuava ad arrancare su per la salita. Sempre attaccato alle maniglie, John Isidore cominciò pian piano a percepire lo svanire del cupo soggiorno in cui si trovava. La mobilia sfatta e i muri scrostati sfumarono via e lui cessò del tutto di avvertirli. Si trovò invece, come sempre, a entrare nel paesaggio di quella squallida collina che si stagliava contro un cielo altrettanto squallido. Nello stesso momento smise di contemplare l’ascesa del vecchio. Ora erano i suoi piedi a calcare il familiare pietrisco, a cercare un appoggio sicuro; sentì la stessa antica e dolorosa ruvidezza ineguale sotto i piedi e ancora una volta inalò l’acrida bruma che aleggiava in quel cielo - non il cielo della Terra, ma quello di un luogo alieno e distante, eppure - grazie alla scatola empatica - immediatamente raggiungibile. Era passato da una realtà all’altra nel solito modo incomprensibile; la fusione fisica accompagnata dall’identificazione mentale e spirituale - con Wilbur Mercer aveva avuto di nuovo luogo. Ed era accaduto lo stesso a chiunque stava stringendo in quel momento le maniglie, sia qui sulla Terra che su uno dei pianeti colonizzati. Li sentiva in sé, gli altri, ne incorporava il fitto e confuso brusio dei pensieri, sentiva nel proprio cervello il rumore delle loro innumerevoli esistenze individuali. A loro - e a lui - importava, solo una cosa; questa fusione delle loro menti focalizzava la loro attenzione sulla collina, sull’ascesa, sul bisogno di salire. Passo dopo passo si sviluppava, in modo talmente lento da essere quasi impercettibile. Eppure c’era. Più in alto, pensava, mentre le pietre rotolavano a valle sotto il suo passo. Oggi siamo più in alto di ieri, e domani... lui, la composita figura di Wilbur Mercer, guardava all’insù per scrutare il tratto di ascesa che ancora l’attendeva. Impossibile distinguerne la fine. Troppo lontana. Ma sarebbe arrivata. Una pietra, lanciatagli contro da qualcuno, lo colpì al braccio. Provò dolore. Volse la testa e un’altra pietra lo sfiorò, mancandolo di poco. La pietra cadde a terra, e il rumore che fece lo sorprese. Chi è? si chiese, scrutando attorno, in cerca del suo persecutore. I vecchi antagonisti che si manifestavano alla periferia del campo visivo; esso o essi, l’avevano seguito per tutta l’ascesa lungo la collina e avrebbero continuato fino alla cima. Si ricordava della sommità, dell’improvviso appianarsi del colle, quando finiva la salita e iniziava l’altra parte. Quante volte c’era già arrivato? Le svariate volte si confondevano; il futuro e il passato si confondevano; ciò di cui aveva già avuto esperienza e ciò di cui avrebbe avuto esperienza si fondevano, così che nulla restava tranne l’attimo, lo stare immobile e il riposo durante il quale si toccava il taglio lasciato dalla pietra sul braccio. Dio, pensò, spossato. Come può considerarsi giusto tutto questo? Perché mi trovo quassù tutto solo, perseguitato da un nemico che non riesco nemmeno a vedere? Ma poi, dentro di lui, il confuso brusio di tutti gli altri che si erano fusi in quel momento ruppe l’illusione di solitudine. L’avete sentito anche voi?, pensò. Sì, risposero le voci. Ci hanno colpito, al braccio sinistro; fa molto male. E va bene, disse. Sarà meglio rimettersi in movimento. Riprese a camminare e tutti gli altri immediatamente l’accompagnarono. Una volta, ricordò, era diverso. Prima che la maledizione arrivasse, in un periodo precedente della sua vita, molto più felice. I suoi genitori adottivi, Frank e Cora Mercer, l’avevano trovato in un canotto pneumatico che andava alla deriva dopo un incidente aereo al largo della costa del New England... o era la costa del Messico, vicino al porto di Tampico? Ora non ricordava più le circostanze nei dettagli. L’infanzia era stata piacevole: amava ogni forma di vita, specie gli animali; per un certo tempo era stato persino in grado di resuscitarli. Viveva insieme a conigli e insetti, dovunque si trovasse, sia sulla Terra che su un pianeta colonizzato; ma ora se n’era dimenticato, anche di quello. Ma si ricordava gli assassini, perché l’avevano arrestato in quanto diverso, più speciale di qualsiasi altro speciale. E per questo tutto era cambiato. La legge locale vietava di esercitare la facoltà d’invertire il tempo grazie alla quale i morti tornavano alla vita; gliel’avevano spiegato chiaramente quando aveva sedici anni. Ma lui aveva continuato a esercitarla in segreto per un altro anno, nei boschi che erano stati risparmiati; un giorno, però, un’anziana signora, che lui non aveva mai visto né sentito, fece la spia. Senza il consenso dei suoi genitori, loro - gli assassini - avevano bombardato lo strano nodulo che gli si era formato nel cervello, lo avevano attaccato con cobalto radioattivo, e ciò l’aveva fatto precipitare in un mondo diverso, di cui non aveva mai sospettato l’esistenza. Era una fossa piena di cadaveri e di ossa consunte, e per anni aveva lottato per uscirne. L’asino e soprattutto il rospo, le sue creature preferite, erano svanite, estinte; qui una testa senza occhi, là una parte di zampa, rimanevano solo brandelli in putrefazione. Infine, un uccello che era venuto fin là a morire gli disse dove si trovava. Era sprofondato giù nel mondo della tomba. Non poteva uscirne finché le ossa disseminate tutt’attorno a lui non si fossero ricostituite in creature viventi; era stato congiunto al metabolismo di altre vite e fino a che queste non sarebbero risorte nemmeno lui poteva risorgere. Quanto fosse durata quella parte del ciclo non lo sapeva; non era accaduto mai nulla di particolare, così che il tempo era trascorso senza possibilità di misura. Ma alla fine le ossa avevano riacquistato carne; le orbite vuote si erano riempite e i nuovi occhi erano tornati a vedere, mentre le bocche e i becchi ricostituiti avevano ripreso a cicaleggiare, abbaiare, miagolare. Forse c’era riuscito; forse il nodulo extrasensoriale gli era ricresciuto nel cervello. O forse non era stato lui a provocare la ricostituzione; molto probabilmente si era trattato di un processo naturale. Ad ogni modo non stava più sprofondando; aveva cominciato a salire, insieme agli altri. Da molto tempo li aveva persi di vista. Si era trovato ad arrampicarsi da solo, ormai era chiaro. Ma gli altri c’erano, continuavano ad accompagnarlo; li sentiva, che strano, dentro di sé. Isidore continuava a stringere le due maniglie e a provare l’esperienza di un io che conteneva ogni altro essere vivente, ma poi, sia pur riluttante, lasciò la presa. Doveva finire, come sempre; e poi il braccio gli doleva e sanguinava dove la pietra l’aveva colpito. Lasciando le maniglie controllò il braccio, poi si diresse con passo malfermo verso il bagno dell’appartamento per lavarsi il taglio. Non era la prima ferita che si procurava mentre era in quello stato di fusione con Mercer e probabilmente non sarebbe stata l’ultima. Alcune persone, specie tra i più anziani, erano morte, quasi tutte, però, più avanti, verso la sommità del colle quando il tormento si intensificava. Chissà se sarò in grado di affrontare di nuovo quella parte, disse tra sé mentre tamponava la ferita. C’è pericolo di un arresto cardiaco: sarebbe meglio, pensò, se vivessi in una città dove i palazzi hanno un dottore a disposizione con quelle macchine per l’elettrorianimazione. Qui, da solo in questo posto, è troppo rischioso. Ma sapeva che si sarebbe esposto di nuovo al rischio. Prima l’aveva sempre fatto. Come lo faceva la maggior parte delle persone, anche quelle più avanti negli anni, dal fisico fragile. Si asciugò con un Kleenex il braccio colpito. Sentì, attutito e lontano, il suono di una TV. C’è qualcun altro nel palazzo, pensò, tutto emozionato, stentando a crederci. Non è la mia TV; questa è lontana, sento la risonanza del pavimento. È sotto, è proprio a un altro piano! Non sono più solo qui, concluse. Un altro inquilino ha traslocato qui, s’è preso uno degli appartamenti abbandonati, abbastanza vicino a me perché riesca a sentirlo. Dev’essere il secondo o il terzo piano, di sicuro non più giù. Allora? pensò rapidamente. Cosa si fa quando arriva un nuovo vicino? Si bussa a casa sua e gli si chiede qualcosa in prestito, si fa così, no? Non riusciva a ricordarsi; non gli era mai successo prima, né qui né in nessun altro luogo: le persone emigravano, se ne andavano, nessuno immigrava. Gli si porta qualcosa, decise. Per esempio, una tazza d’acqua o meglio di latte; sì, latte oppure farina o magari un uovo - o, per meglio dire, i loro surrogati. Guardando nel frigorifero - il compressore aveva smesso di funzionare da un pezzo trovò un panetto di margarina dall’aspetto poco invitante. E, con la margarina in mano e il cuore in subbuglio, partì tutto emozionato verso il piano sottostante. Devo star calmo, si disse. Non devo fargli sapere che sono un cervello di gallina. Se si accorge che sono un cervello di gallina nemmeno mi rivolge la parola; chissà come mai succede sempre così. Perché, poi? Si affrettò lungo il corridoio. CAPITOLO TERZO Mentre si recava al lavoro Rick Deckard, come dio solo sa quanta altra gente, indugiò davanti alla vetrina di uno dei più grandi negozi di animali, nella via di San Francisco in cui erano concentrati. Al centro della vetrina che si estendeva per un intero isolato, uno struzzo, in una gabbia riscaldata di plastica trasparente, ricambiava il suo sguardo. L’uccello, secondo la targhetta sulla gabbia, era appena arrivato da uno zoo di Cleveland. Si trattava dell’unico struzzo della costa occidentale. Dopo averlo fissato per un po’, Rick passò qualche altro minuto a guardare torvo il cartellino del prezzo. Poi continuò verso il Palazzo di Giustizia di Lombard Street e arrivò al lavoro con quasi un quarto d’ora di ritardo. Mentre apriva la porta dell’ufficio, il suo superiore, l’ispettore di polizia Harry Bryant, dalle grandi orecchie e la capigliatura rossa, trasandato, ma con uno sguardo intelligente cui non sfuggiva niente che potesse avere la sia pur minima importanza, lo salutò. «Ci vediamo alle nove e mezza nell’ufficio di Dave Holden.» L’ispettore Bryant, mentre parlava, sfogliò per un momento un blocco di fogli di carta velina scritti a macchina. «Holden», continuò, allontanandosi, «è al Mount Zion Hospital con una ferita da laser alla schiena. Ne avrà per almeno un mese. Fino a che non riescono a impiantargli con successo una di quelle nuove sezioni di plastica organica nella colonna vertebrale.» «Cos’è successo?» chiese Rick, rabbrividendo. Il capo dei cacciatori di taglie del dipartimento il giorno prima stava benone; a fine giornata se n’era andato tranquillo con la sua aereomobile verso l’appartamento nell’affollata e prestigiosa zona di Nob Hill. Bryant ripeté borbottando l’appuntamento delle nove e mezza nell’ufficio di Dave e se ne andò, lasciando Rick solo. Mentre entrava nel proprio ufficio, Rick udì la voce della segretaria, Ann Marsten, dietro di lui. «Signor Deckard, lo sa che cosa è successo al signor Holden? Gli hanno sparato.» Lo seguì nell’aria viziata dell’ufficio chiuso e accese il filtro dell’aria. «Sì», rispose assente. «Dev’esser stato uno di quei nuovi droidi superintelligenti messi in circolazione dall’Associazione Rosen», disse la signorina Marsten. «Ha letto il dèpliant della ditta e i fogli con le specifiche? L’unità cerebrale Nexus-6 che usano adesso è in grado di operare selezioni in un campo di due miliardi di miliardi di elementi, o su dieci milioni di sequenze neurologiche specifiche.» Abbassò la voce. «S’è perso la videofonata di stamattina. Me l’ha detto la signorina Wild; è passata per il centralino alle nove in punto.» «Una chiamata da fuori?» chiese Rick. La Marsten rispose, «No, è stato Bryant a chiamare la sede della W.P.O. in Russia. Chiedeva il loro parere sull’opportunità di inviare una protesta formale scritta nei confronti del rappresentante per l’Est della Rosen.» «Harry vuole ancora che l’unità cerebrale Nexus-6 sia ritirata dal mercato?» Non ne fu sorpreso. Fin dalla prima comunicazione pubblica delle specifiche e dei grafici di prestazione nell’agosto del 1991, si erano levate le proteste della maggior parte dei corpi di polizia che avevano a che fare con droidi in fuga. «La polizia sovietica non può fare più di quanto possiamo fare noi», disse. Dal punto di vista legale, i produttori dell’unità cerebrale Nexus-6 agivano nell’ambito della legge coloniale, dato che l’auto-fabbrica madre era su Marte. «Faremo meglio ad accettare la nuova unità come un dato di fatto della nostra vita», disse. «È sempre stato così: ogni volta che hanno migliorato le unità cerebrali il risultato è stato questo. Mi vengono in mente le maledizioni che abbiamo lanciato quando la Sudermann ha tirato fuori il vecchio modello T-14 nel 1989. Tutti i corpi di polizia dell’Emisfero Occidentale protestarono vivacemente ritenendo che nessun test sarebbe stato in grado di rivelarne la presenza, in caso di ingresso illegale da noi. In realtà, per un po’ ebbero ragione.» Ripensò ai più di cinquanta androidi T-14 che in un modo o nell’altro erano riusciti a sbarcare sulla Terra e non erano stati intercettati per un periodo che in qualche caso si era protratto anche per un anno intero. Ma poi l’Istituto Pavlov, in Unione Sovietica, ideò il Test per l’Empatia di Voigt. E nessun androide T-14 - fino a quel momento, almeno per quanto era dato sapere - era riuscito a superare indenne quell’esame. «Vuoi sapere cos’ha detto la polizia russa?» chiese la Marsten. «So anche questo», aggiunse. Il viso rossastro, lentigginoso, era raggiante. «Lo saprò da Harry Bryant.» Era irritato; i pettegolezzi dell’ufficio lo urtavano perché si rivelavano sempre più accurati della verità. Sedendosi alla scrivania si mise a rovistare con ostentazione in un cassetto fino a che la segretaria, capita l’antifona, se ne andò. Dal cassetto estrasse una busta marrone, vecchia e spiegazzata. Si appoggiò allo schienale e sollevò un poco all’indietro l’imponente sedia, quindi rovistò tra il contenuto della busta finché non trovò quello che cercava: i dati esistenti sul Nexus-6. Un attimo di lettura corroborò le affermazioni della signorina Marsten; il Nexus-6 aveva davvero due miliardi di miliardi di elementi più una scelta nell’ordine di dieci milioni di possibili combinazioni di attività cerebrale. In 45 centesimi di secondo un androide equipaggiato con quella struttura di cervello poteva assumere una qualsiasi delle quattordici posizioni fondamentali di reazione. Be’, nessun test d’intelligenza avrebbe identificato un droide del genere. Ma in fondo, i test d’intelligenza erano anni che non identificavano più un droide, dopo i successi ottenuti con i modelli primitivi e rozzi degli anni settanta. I modelli di androide equipaggiati con il Nexus-6, riflette Rick, quanto a intelligenza superavano diverse classi di umani speciali. In altre parole, gli androidi dotati della nuova unità Nexus-6 erano più evoluti - se si considerava la questione da un punto di vista generale, distaccato e pragmatico - di una fetta consistente - ma inferiore - del genere umano. Che piacesse o meno, il servo era in alcuni casi divenuto più abile e sagace del padrone. Ma ormai erano disponibili nuovi indici di rendimento, ad esempio quelli ricavati dal Test per l’Empatia di Voigt-Kampff, che fornivano criteri di giudizio sicuri. Un androide, non importa quanto ben dotato di mera capacità intellettuale, non riusciva in alcun modo a comprendere la fusione che aveva sempre luogo tra i seguaci del Mercerianesimo - un’esperienza che lui, e praticamente chiunque altro, compresi i cervelli di gallina subnormali, riuscivano a dominare senza difficoltà. Come la maggior parte delle persone, Rick si era spesso chiesto quale fosse il vero motivo per cui un androide girava a vuoto senza speranza quando veniva sottoposto a un test per la misurazione dell’empatia. L’empatia, evidentemente, esisteva solo nel contesto della comunità umana, mentre qualche grado di intelligenza si poteva trovare in qualsiasi specie e ordine animale, arachnida compresi. La facoltà empatica, tanto per cominciare, richiedeva probabilmente un istinto di gruppo integro; un organismo solitario, per esempio un ragno, non saprebbe cosa farsene; anzi, l’empatia tenderebbe ad atrofizzare la capacità di sopravvivenza del ragno. Lo renderebbe conscio del desiderio di vivere insito nella preda. Di conseguenza tutti i predatori, compresi i mammiferi altamente evoluti, come i felini, morirebbero di fame. L’empatia, aveva concluso una volta, deve limitarsi agli erbivori o comunque agli onnivori, che possono astenersi da una dieta a base di carne. Perché, in fondo, il dono dell’empatia rendeva indistinti i confini tra vittima e carnefice, tra chi ha successo e chi è sconfitto. Come anche nello stato di fusione con Mercer, tutti salivano insieme o, quando il ciclo aveva raggiunto la sua conclusione, tutti precipitavano insieme nell’abisso del mondo della tomba. Era strano: sembrava una specie di assicurazione biologica, ma a doppio taglio. Fintantoché una creatura provava un po’ di gioia, la condizione di tutte le altre creature comprendeva un frammento di gioia. Però, se un essere vivente soffriva, allora per tutti gli altri quell’ombra non poteva essere completamente dissolta. Un animale di gruppo come l’uomo poteva conseguire un maggiore fattore di sopravvivenza grazie a questo fenomeno; un gufo o un cobra ne sarebbero stati distrutti. Evidentemente il robot umanoide apparteneva alla classe dei predatori solitari. A Rick piaceva considerarli a questa stregua; rendeva il suo lavoro più accettabile. Nel ritirare - cioè uccidere - un droide, lui così non violava la fondamentale regola di vita dettata da Mercer: Uccidete solo gli assassini, aveva detto Mercer agli uomini l’anno in cui le scatole empatiche avevano fatto la loro prima apparizione sulla Terra. E nella dottrina Merceriana, man mano che si evolveva in una completa teologia, il concetto di Assassini era cresciuto insidiosamente. Nel Mercerianesimo, un male assoluto si accaniva sul mantello consunto del vecchio malfermo impegnato nell’ascesa, ma non era mai chiaro chi o cosa fosse questa presenza maligna. Un Merceriano percepiva il male senza comprenderlo. Per dirla in un altro modo, un Merceriano era libero di localizzare la presenza nebulosa degli Assassini dovunque gli paresse opportuno. Per Rick Deckard un robot umanoide sfuggito a ogni controllo, che aveva ucciso il proprio padrone, che era stato dotato di un’intelligenza maggiore di quella di molti esseri umani, che non aveva alcun rispetto per gli animali, che non aveva alcuna capacità di provare gioia empatica per il successo ottenuto da un’altra forma di vita o per il dolore da essa provato in seguito a una sconfitta - tutto questo, per lui, simbolizzava e incarnava gli Assassini. Pensare agli animali gli fece ricordare lo struzzo che aveva visto al negozio. Mise per un attimo da parte le note con le specifiche dell’unità cerebrale Nexus-6, prese un pizzico del tabacco da fiuto di Mrs. Siddons numero 3 & 4 e si mise a riflettere. Poi consultò l’orologio, vide che c’era tempo; alzò il ricevitore del videofono e disse alla signorina Marsten: «Per favore, mi chiami il Negozio di Animali Cane Contento di Sutter Street» «Sissignore», rispose la Marsten, e aprì la rubrica telefonica. Non possono volere davvero tutti quei soldi per lo struzzo, disse tra sé e sé Rick. Magari si aspettano che il cliente si metta a tirare sul prezzo, come ai vecchi tempi. «Cane Contento, prego», annunciò una voce maschile, e sul videoschermo di Rick apparve un faccino allegro. Sullo sfondo si sentivano vari versi d’animali. «Chiamo per quello struzzo che avete in vetrina», disse Rick giocherellando con un posacenere di ceramica sulla scrivania. «Che tipo di anticipo dovrei lasciarvi?» «Un attimo», rispose il venditore cercando una penna e un blocco per appunti. «Un anticipo di un terzo.» Riflette. «Le posso chiedere, signore, se ha intenzione di permutare qualcosa?» Guardingo, Rick disse, «No... non ho ancora deciso.» «Diciamo che per lo struzzo possiamo stipulare un contratto di trenta mesi», disse il venditore. «A un tasso di interesse basso, veramente basso, del sei per cento al mese. A queste condizioni la sua rata mensile, dopo un ragionevole acconto, sarebbe...» «Dovete ridurre le vostre richieste», disse Rick. «Togliete duemila dollari e non permuterò nulla; tutto contante.» Dave Holden, riflette, è fuori gioco. Potrebbe voler dire molto… a seconda di quanti incarichi ci saranno nel prossimo mese. «Signore», disse il venditore di animali, «la nostra offerta è già mille dollari sotto il valore di listino. Controlli pure sul Sidney, io resto in linea. Voglio che veda con i suoi occhi, signore, che il nostro è un buon prezzo.» Cristo santo, pensò Rick. Questi non mollano mica. Però, tanto per provare, estrasse il malconcio catalogo Sidney dalla tasca della giacca, cercò struzzo virgola maschio/femmina, vecchio/giovane, malato/sano, nuovo/usato, ed esaminò i prezzi. «Nuovo, maschio, giovane, sano», lo informò il venditore. «Trentamila dollari.» Anche lui stava consultando il Sidney. «Siamo proprio mille dollari sotto il prezzo di listino. Quindi, il suo anticipo...» «Ci penso su», disse Rick, «e vi richiamo.» Fece per riattaccare. «Il suo nome, signore?» chiese pronto il venditore. «Frank Merriwell», disse Rick. «E il suo indirizzo, signor Merriwell? Nel caso io non ci sia quando richiama.» Si inventò un indirizzo e abbassò il ricevitore. Tutti quei soldi, pensò. Eppure la gente li compra; c’è gente che ha tutti quei soldi. Riprendendo il ricevitore, disse brusco, «Mi dia una linea esterna, signorina Marsten. E non stia a origliare la conversazione; sono questioni riservate.» La guardò minaccioso. «Sissignore», disse la segretaria. «Faccia pure il numero.» Quindi si escluse dalla linea, lasciandolo ad affrontare da solo il mondo esterno. Compose - a memoria - il numero del negozio di animali finti presso il quale aveva acquistato la sua simil-pecora. Sul piccolo videoschermo apparve un uomo vestito da veterinario. «Qui è il Dottor McRae», si presentò l’uomo. «Sono Deckard. Quanto viene uno struzzo elettrico?» «Oh, direi che potremmo accontentarla per meno di ottocento dollari. Che urgenza ha per la consegna? Dobbiamo farlo fare appositamente per lei; non c’è molta richiesta per...» «La richiamo dopo», lo interruppe Rick; sbirciando l’orologio aveva visto che s’erano fatte le nove e mezza. «La saluto.» Riattaccò in fretta, si alzò e in un attimo si trovò di fronte alla porta dell’ufficio dell’ispettore Bryant. Passò di fronte alla segretaria di Bryant - bella figliola, con trecce argentee lunghe fino alla vita - e quindi di fronte alla sua assistente, un mostro ancestrale uscito dagli acquitrini giurassici, gelida e subdola, come un’apparizione arcaica segregata nel mondo della tomba. Nessuna delle due donne gli rivolse la parola, né lo fece lui. Aprendo la porta interna fece un cenno al suo superiore, che era al telefono. Una volta seduto, riprese in mano le specifiche del Nexus-6 che si era portato dietro e le rilesse ancora una volta mentre l’ispettore continuava a parlare. Si sentiva depresso. Eppure, secondo logica, a causa dell’improvvisa sparizione di Dave dal mondo del lavoro, avrebbe dovuto essere almeno cautamente compiaciuto. CAPITOLO QUARTO Forse ho paura, ipotizzò Rick Deckard, che quel che è accaduto a Dave possa succedere anche a me. Un droide così furbo da beccar lui con il laser probabilmente potrebbe sorprendere anche me. Ma no, non sembrava che fosse questo. «Vedo che ti sei portato il foglio illustrativo di quella nuova unità cerebrale», disse l’ispettore Bryant riattaccando il videofono. «Già, le voci corrono. Quanti droidi ci sono di mezzo e a che punto era arrivato Dave?» «Almeno otto», disse Bryant, consultando il taccuino. «Dave ha beccato i primi due.» «E gli altri sei sono qui nella California settentrionale?» «Per quanto se ne sa. Comunque, è quello che pensa Dave. È con lui che stavo parlando. Ho i suoi appunti: erano sulla sua scrivania. Dice che tutto quello che sa sta qui.» Bryant dette un colpetto ai fogli. Per il momento, però, non sembrava intenzionato a consegnare gli appunti a Rick; per chissà quale ragione continuava a sfogliarli, aggrottando le sopracciglia e muovendo la lingua da un angolo all’altro della bocca. «Non ho impegni», propose Rick. «Sono pronto a prendere il posto di Dave.» Assorto in chissà quali pensieri, Bryant disse: «Dave utilizzava la scala modificata Voigt-Kampff per esaminare i sospetti. Tu sai bene - o almeno, dovresti saperlo - che questo test non è specifico per le nuove unità cerebrali. Nessun test lo è; la scala Voigt, modificata tre anni fa da Kampff, è il meglio di cui disponiamo.» Fece una pausa, pensieroso. «Dave la reputava accurata. Forse lo è. Ma ti do un suggerimento, prima che tu parta alla caccia di questi sei.» Di nuovo dette un colpetto agli appunti. «Vola a Seattle e fai quattro chiacchiere con qualcuno della Rosen. Fa in modo che ti forniscano un campionario rappresentativo dei modelli che impiegano la nuova unità Nexus-6.» «E li sottopongo al test Voigt-Kampff», continuò Rick. «Sarebbe troppo facile», mormorò Bryant, come se parlasse a se stesso. «Scusa?» «Credo che parlerò io stesso con i dirigenti della Rosen, mentre sei in viaggio» disse Bryant. Quindi guardò Rick, in silenzio. Infine emise un rumoroso sospiro, si rosicchiò un’unghia, e infine si decise a dire quel che voleva dire. «Ho intenzione di discutere con loro la possibilità di esaminare degli esseri umani insieme ai loro nuovi androidi. Ma tu non saprai quali sono. Sarà una decisione presa da me d’accordo con i costruttori. Dovrebbe esser tutto pronto per quando arrivi.» Puntò l’indice all’improvviso verso Rick, con un’espressione molto seria. «È la prima volta che agisci nella veste di cacciatore capo. Dave sa un sacco di cose; ha anni di esperienza alle spalle.» «Anch’io ne ho», disse Rick teso. «Hai assolto incarichi che ti venivano dal programma di Dave; lui ha sempre scelto con cura quali passarti e quali non passarti. Ma ora ti toccano sei individui che aveva deciso di ritirare da solo - e uno di loro è riuscito a beccarlo. Questo qui.» Bryant fece ruotare gli appunti in modo che Rick potesse vedere. «Max Polokov», disse Bryant. «Così si fa chiamare, almeno. Presumendo che Dave non si sbagliasse. Tutto si basa su questa ipotesi, l’intera lista. Eppure la scala modificata Voigt-Kampff è stata somministrata solo ai primi tre, i due che Dave ha ritirato e poi a Polokov. È stato durante il test; è allora che Polokov l’ha attaccato con il laser.» «Il che comprova che Dave aveva ragione», disse Rick. «Altrimenti non gli avrebbe sparato con il laser; Polokov non ne avrebbe avuto alcun motivo.» «Comincia ad andare a Seattle», disse Bryant. «All’inizio non devi dire niente; me ne occupo io. Sta bene a sentire.» Si alzò e guardò Rick dritto negli occhi con aria molto seria. «Quando usi la scala Voigt-Kampff lassù, se uno degli umani non supera l’esame...» «È impossibile», disse Rick. «Un giorno, qualche settimana fa, discutevo proprio di questo con Dave. Aveva seguito le stesse linee di pensiero. Io ho ricevuto una circolare dalla polizia sovietica, proprio dalla W.P.O., diffusa sulla Terra e sulle colonie. A Leningrado un gruppo di psichiatri ha contattato la W.P.O. con la seguente proposta: vogliono i più recenti e più accurati strumenti d’analisi per il profilo della personalità utilizzati nello stabilire la presenza di androidi - in altre parole, la scala di Voigt-Kampff - per applicarli a un gruppo specificamente selezionato di pazienti umani, schizoidi e schizofrenici. Quelli, in particolare, che manifestano il cosiddetto appiattimento dell’affetto. Credo tu ne abbia sentito parlare.» Rick disse, «È specificamente quello che la scala misura.» «Quindi comprendi bene quello che li preoccupa.» «Il problema è sempre esistito. Fin da quando ci sono capitati gli androidi che si fanno passare per umani. L’opinione della polizia è concorde, è ti è nota dall’articolo di Lurie Kampff, scritto otto anni fa. Blocco dell’Assunzione di Ruolo nello Schizofrenico non Compromesso. Kampff confrontò la ridotta facoltà empatica di alcuni pazienti psichiatrici umani con alcuni dati superficialmente simili, ma in realtà...» «Gli psichiatri di Leningrado», lo interruppe in modo brusco Bryant, «ritengono che una esigua classe di esseri umani non sia in grado di superare il test di Voigt-Kampff. Se tu li sottoponessi al test nell’ambito di un’operazione di polizia li classificheresti come dei robot umanoidi. Tu avresti commesso un errore... ma loro nel frattempo sarebbero morti.» Rimase in silenzio, adesso, in attesa della risposta di Rick. «Ma questi individui», disse Rick, « si dovrebbero trovare...» «Sarebbero tutti rinchiusi in istituti», ne convenne Bryant. «Non si può concepire una loro vita nel mondo esterno; certo non potrebbero non essere notati come psicotici in fase avanzata - a meno che il loro problema mentale non sia insorto da poco e all’improvviso, e nessuno se ne sia ancora accorto. E questo potrebbe accadere.» «Una probabilità su un milione», disse Rick. Ma si rese conto del problema. «Quello che preoccupava Dave», continuò Bryant, «è la comparsa di questo nuovo modello avanzato di Nexus-6. I dirigenti della Rosen ci hanno assicurato, come sai, che un Nexus-6 può essere identificato da un test di profilo standard. Abbiamo preso per buona la loro parola. Adesso ci troviamo costretti, come in fondo ci aspettavamo sarebbe successo, a determinare da noi questi profili. È questo che dovrai fare a Seattle. Capisci bene, no?, che ci si potrebbe sbagliare in un verso o nell’altro. Se non riesci a individuare tutti i robot umanoidi, allora significa che non disponiamo più di uno strumento d’analisi affidabile e che non troveremo mai quelli che sono già sfuggiti. Se invece la tua scala seleziona un soggetto umano e lo identifica come androide...», Bryant lo fissò gelido. «Sarebbe scomodo e pericoloso, anche se nessuno, certo non quelli della Rosen, renderebbe pubblica la notizia. Di fatto penso che la potremmo tenere sotto controllo finché vogliamo, anche se naturalmente dovremo informare la W.P.O. che a sua volta informerebbe Leningrado. A lungo andare ci salterebbe in faccia dalle pagine dei giornali. Ma a quell’epoca potremmo già aver ideato un test migliore.» Alzò il telefono. «Vuoi partire? Usa un’auto del Dipartimento e fatti il pieno da solo ai nostri distributori.» Alzandosi, Rick chiese: «Posso portare gli appunti di Dave Holden? Voglio leggerli durante il viaggio.» Bryant rispose: «Aspettiamo che tu abbia sperimentato il test a Seattle.» Aveva un interessante tono spietato, e Rick Deckard lo notò. Quando parcheggiò l’aereomobile del dipartimento di polizia sulla terrazza del Palazzo dell’Associazione Rosen a Seattle, vide una ragazza che lo aspettava. Era snella, con i capelli neri, e portava enormi occhiali di nuovo modello per filtrare la polvere: si avvicinò alla macchina, le mani ficcate nelle tasche del lungo cappotto a strisce vivaci. Sul piccolo volto dai lineamenti molto marcati, aveva un’espressione di torva avversione. «Che c’è che non va?» le chiese Rick nello scendere dalla macchina. La ragazza rispose, in modo evasivo: «Oh, non so. Qualcosa nel tono con cui si sono rivolti a noi al telefono. Non importa.» Senza preavviso protese la mano; lui gliela strinse pensoso. «Sono Rachael Rosen. Il signor Deckard, suppongo.» «Non è stata un’idea mia», ribatté lui. «Sì, l’ispettore Bryant ce l’ha detto. Ma lei rappresenta ufficialmente il Dipartimento di Polizia di San Francisco, il quale non crede che l’unità da noi prodotta contribuisca al benessere pubblico.» Lo squadrò da sotto le lunghe ciglia, probabilmente finte. Rick disse: «Un robot umanoide è come qualunque altra macchina; può oscillare con molta facilità tra l’essere un beneficio o un pericolo. La parte benefica non ci riguarda.» «Ma se costituisce un pericolo», disse Rachael Rosen, «allora intervenite voi. È vero, signor Deckard, che lei è un cacciatore di taglie?» Per tutta risposta Rick alzò le spalle, poi, con riluttanza, annuì. «Per lei non c’è niente di strano nel considerare un androide come una cosa inerte», disse la ragazza. «Così lo può ritirare, come si suoi dire.» «Avete preparato il gruppo selezionato per me?» chiese Rick. «Vorrei...» Non finì la frase. Perché, tutto d’un tratto, aveva visto i loro animali. Un’azienda molto potente, si rese conto, è certo in grado di permetterseli. A livello inconscio, evidentemente, s’era aspettato di trovare una collezione del genere; non era sorpresa quella che provava quanto piuttosto una specie di struggimento. Si allontanò adagio dalla ragazza, verso il recinto più vicino. Li sentiva già, gli odori diversi delle creature ritte o sedute o, come nel caso di quello che pareva essere un orsetto lavatore, addormentate. Non aveva mai visto di persona, in vita sua, un orsetto lavatore. Conosceva l’animale solo attraverso i documentari tridimensionali della televisione. Non si sa per quale motivo, la polvere aveva colpito quella specie quasi con la stessa durezza con cui aveva preso gli uccelli - dei quali non ne sopravviveva quasi nessuno, ormai. Con un riflesso automatico tirò fuori il suo consunto catalogo Sidney e cercò orsetto lavatore, con tutte le voci specifiche. I prezzi, naturalmente, erano stampati in corsivo; come i cavalli percheron, non ne esisteva nessuno sul mercato, per nessuna cifra. Il catalogo Sidney si limitava a riportare il prezzo pagato quando aveva avuto luogo l’ultima transazione riguardante un orsetto lavatore. Una cifra astronomica. «Si chiama Bill», intervenne la ragazza alle sue spalle. «Bill l’orsetto lavatore. L’abbiamo acquistato l’anno scorso da un’azienda affiliata.» Fece un cenno oltre di lui, e Rick si rese allora conto della presenza di guardie giurate armate di mitragliette, quelle piccole e leggere a fuoco rapido prodotte dalla Skoda. Le guardie gli avevano tenuto gli occhi addosso fin dal momento che era atterrato. Eppure, pensò, la mia macchina è chiaramente identificata come un veicolo della polizia. «Uno dei colossi tra i produttori di androidi», disse pensoso, «investe il surplus di capitale in animali vivi.» «Guardi la civetta», disse Rachael Rosen. «Ecco, la sveglio per lei.» Si avviò verso una piccola gabbia distante, al centro della quale spiccavano i rami secchi di un albero. Le civette non esistono più, stava per dire. O così ci dicono. Il Sidney, pensò, nel catalogo sono elencate come estinte: il piccolo simbolo, la E, si stagliava netto pagina dopo pagina per tutto il catalogo. Mentre la ragazza lo precedeva volle comunque controllare, e vide che aveva ragione. Il Sidney non sbaglia mai, disse tra sé. Anche questo lo sappiamo bene. Di che altro possiamo fidarci? «È artificiale», esclamò, come se all’improvviso se ne fosse reso conto; il disappunto gli sgorgò dentro con acuta intensità. «No», sorrise lei, e Dick vide che aveva piccoli denti regolari, bianchi quanto gli occhi e i capelli erano neri. «Ma il listino del Sidney...» disse cercando di mostrarle il catalogo a mo’ di prova. La ragazza rispose: «Noi non compriamo mica dal Sidney, né da altri commercianti di animali. Tutti i nostri acquisti provengono da privati e le cifre che paghiamo non stanno in alcun listino.» Aggiunse: «Inoltre abbiamo i nostri naturalisti; adesso sono impegnati in Canada. C’è rimasta ancora un bel po’ di foresta lassù, quantomeno in termini relativi. Quanto basta per gli animali di piccola taglia e di tanto in tanto un uccello.» Rick rimase a fissare per parecchio tempo la civetta che sonnecchiava sul trespolo. Gli vennero in mente mille pensieri, pensieri sulla guerra, sui giorni in cui le civette erano come piovute dal cielo; si ricordò di quando durante la sua infanzia si era scoperto che una specie dopo l’altra era scomparsa e di come i giornali ne parlassero ogni giorno - le volpi un mattino, i tassi il seguente, finché la gente aveva smesso di leggere questi perpetui annunci mortuari degli animali. Pensò, anche, al suo bisogno di un animale vero; dentro di lui si manifestò ancora una volta un vero e proprio risentimento nei confronti della pecora elettrica, che lui doveva tenere e curare come se fosse viva. La tirannia di un oggetto, pensò. Non sa neanche che io esisto. Come gli androidi, non è in grado di rendersi conto dell’esistenza di un altro. Non aveva mai pensato in questi termini prima d’allora, non aveva mai considerato l’analogia che c’era tra un animale elettrico e un droide. L’animale elettrico, meditò, potrebbe venire considerato una subspecie dell’androide, un tipo di robot assai inferiore ad esso. O, al contrario, si poteva considerare l’androide una versione altamente sviluppata ed evoluta dell’animale finto. Entrambi i punti di vista gli ripugnavano. «Se vendeste la civetta», chiese alla giovane Rachael Rosen, «quanto vorreste, e che percentuale in anticipo?» «Non venderemo mai la nostra civetta.» Lo osservava con un misto di piacere e di commiserazione; o così gli parve di leggere l’espressione apparsa sul volto della ragazza. «E anche se lo vendessimo, lei non sarebbe mai in grado di pagare quel prezzo. Che animale ha a casa?» «Una pecora», disse. «Una pecora del Suffolk dal muso nero.» «Allora dovrebbe essere contento.» «Sono contento», rispose. «Solo che ho sempre voluto una civetta, anche prima che cadessero tutte morte stecchite.» Si corresse. «Tutte tranne la vostra.» Rachael disse: «Il nostro attuale programma intensivo come anche il piano globale prevede ora una ricerca per procurarci un’altra civetta che possa accoppiarsi con Scrappy.» Indicò la civetta che sonnecchiava sul trespolo; aveva per un istante aperto entrambi gli occhi, fessure gialle i cui margini si ricongiunsero allorché la civetta si riaccinse a continuare il suo sonno. Il petto le si alzò e riabbassò in modo alquanto evidente, come se la civetta, in quello stato ipnagogico, avesse profondamente sospirato. Staccandosi da quella vista - che fondeva un’amarezza assoluta con la sua precedente reazione di soggezione ammirata e di intenso desiderio - Rick disse: «Vorrei sottoporre all’esame il gruppo selezionato, adesso. Possiamo scendere?» «Mio zio ha risposto alla chiamata del suo superiore e ormai dovrebbe aver...» «Siete una famiglia?» l’interruppe Rick. «Un’impresa di queste dimensioni è a conduzione familiare?» Completando la frase, Rachael disse: «Lo zio Eldon dovrebbe aver finito di preparare il gruppo di androidi e il gruppo di controllo. Andiamo.» S’incamminò decisa verso l’ascensore, le mani di nuovo ficcate con forza nelle tasche del cappotto; non si volse a guardarlo, e lui esitò un attimo, seccato, prima di cominciare finalmente a seguirla. «Che cos’ha contro di me?» le chiese mentre scendevano insieme. Lei ci riflette un po’ su, come se fino ad allora non l’avesse saputo. «Insomma», disse infine, «lei, un semplice dipendente di un dipartimento di polizia, si trova in una posizione unica. Capisce cosa voglio dire?» Gli lanciò di traverso uno sguardo pieno di malizia. «Quanta della vostra produzione attuale», chiese Rick, «è costituita dai modelli equipaggiati con il Nexus-6?» «Tutta», disse Rachael. «Sono sicuro che la scala Voigt-Kampff farà il suo dovere con loro.» «Altrimenti dovremo togliere dal mercato tutti i modelli con il Nexus-6.» Gli occhi neri mandavano scintille; lo guardava in cagnesco mentre l’ascensore terminava la discesa e le porte scorrevoli si aprivano. «Siccome i vostri dipartimenti di polizia non sono all’altezza del facile compito di intercettare l’insignificante numero di Nexus-6 che sfuggono al controllo...» Un uomo anziano, magro e azzimato, si avvicinò loro con la mano protesa; sul volto aveva un’espressione di fastidio, come se negli ultimi tempi tutto avesse cominciato ad accadere in modo troppo rapido. «Eldon Rosen», si presentò a Rick mentre si stringevano la mano. «Senta, Deckard; si rende conto che noi non produciamo nulla qui sulla Terra, no? Non possiamo, come se nulla fosse, telefonare in fabbrica e chiedere che ci mandino subito tutta una gamma di articoli; non è che non vogliamo o non intendiamo cooperare con lei. Comunque ho fatto tutto il possibile.» Si passava incerto la mano sinistra tra i radi capelli. Accennando alla valigetta del dipartimento, Rick disse, «Sono pronto per cominciare.» Il nervosismo del Rosen più anziano era per lui un’iniezione di fiducia. Hanno paura di me; se ne rese conto con improvvisa sorpresa. Anche Rachael Rosen. Probabilmente, posso davvero costringerli ad abbandonare la produzione dei loro modelli Nexus-6; quel che farò nella prossima ora influenzerà l’intera struttura delle loro attività. Si può presumere che sia in grado di decidere il futuro dell’Associazione Rosen qui negli Stati Uniti, in Russia e su Marte. I due membri della famiglia Rosen lo studiavano con apprensione e sentì la vacuità delle loro buone maniere; venendo qui aveva portato a loro il nulla, aveva fatto loro presagire il vuoto e il silenzio della morte economica. Hanno un potere incalcolabile, pensò. Questa impresa è considerata uno dei fulcri industriali di tutto il sistema; la produzione di androidi, infatti, è divenuta così strettamente congiunta ai programmi di colonizzazione che se una delle due imprese cadesse in disgrazia, in breve tempo accadrebbe lo stesso anche all’altra. Ovviamente, l’Associazione Rosen questo lo sapeva benissimo. Eldon Rosen se n’era senz’altro reso conto sin dalla telefonata di Harry Bryant. «Se fossi in voi non mi preoccuperei troppo», disse Rick mentre i due Rosen gli facevano strada lungo un ampio corridoio ben illuminato. Lui si sentiva calmo e soddisfatto. Quest’attimo, più di qualsiasi altro che era in grado di ricordare, gli risultò piacevole. Ben presto tutti avrebbero saputo cosa poteva fare - e cosa non poteva fare - il suo apparato per il test. «Se non avete alcuna fiducia nel test Voigt-Kampff», commentò, «forse la vostra organizzazione avrebbe dovuto fare uno sforzo di ricerca per trovare un test alternativo. Si può dire che in parte la responsabilità sia vostra. Oh, grazie.» I Rosen l’avevano condotto dal corridoio in un elegante cubicolo arredato a mo’ di salotto, con moquette, lampadari, divano e dei tavolini moderni sui quali c’erano riviste recenti... compreso, notò, il supplemento di febbraio del catalogo Sidney, che non aveva ancora visto. Anzi, il supplemento di febbraio non sarebbe stato ancora in vendita per altri tre giorni. Era evidente che l’Associazione Rosen aveva un rapporto particolare con la Sidney. Urtato, prese in mano il supplemento. «Questa è una violazione dei diritti del pubblico. Nessuno dovrebbe avere informazioni anticipate sui cambiamenti di prezzo.» Anzi, la si poteva considerare una violazione dello statuto federale; cercò di ricordarsi con esattezza quale fosse la legge, ma si rese conto che non ci riusciva. «Questo lo sequestro io», disse e, aperta la valigetta, vi lasciò cadere dentro il supplemento. Dopo una pausa di silenzio, Eldon Rosen disse, in tono scocciato: «Senta, agente, non fa mica parte della nostra politica aziendale indurre i fornitori a darci in anticipo...» «Non sono un agente», disse Rick. «Sono un cacciatore di taglie.» Dalla valigetta aperta estrasse l’apparato Voigt-Kampff, si sedette a un tavolinetto da caffé in palissandro, e cominciò a montare la relativamente semplice apparecchiatura poligrafica. «Potete far entrare il primo candidato», comunicò a Eldon Rosen, che ora aveva un aspetto più stravolto che mai. «Vorrei assistere», intervenne Rachael, sedendosi anche lei. «Non ho mai visto un test per l’empatia. Cosa misurano quegli apparecchi?» «Questo...» disse Rick, mostrandole un disco adesivo piatto dal quale pendevano dei fili, «misura la dilatazione dei capillari nell’area facciale. Sappiamo che si tratta di una risposta autonoma primaria, quel che comunemente viene definito arrossire o vergognarsi, una reazione a uno stimolo che colpisce interiormente. Non la si può controllare volontariamente, come invece si riesce a fare con la conduttività della cute, la respirazione, la frequenza cardiaca.» Le fece vedere l’altro strumento, una torcia elettrica sottile come una matita. «Questo strumento, invece, registra le fluttuazioni di tensione dei muscoli oculari. Simultaneamente al fenomeno dell’arrossire in genere si può rilevare un minuscolo ma misurabile movimento dei...» «Tutte cose che non si possono rilevare negli androidi», disse Rachael. «Perlomeno, non innescate dalle domande-stimolo; no. Anche se da un punto di vista biologico ci sono. Potenzialmente.» Rachael disse: «Mi sottoponga al test.» «Perché?» chiese Rick, perplesso. Intervenendo con la sua voce rauca, Eldon Rosen spiegò: «L’abbiamo scelta come primo soggetto. Potrebbe anche essere un androide. Noi speriamo che lei sia in grado di dirlo con esattezza.» Si sedette con una serie di movimenti impacciati, tirò fuori una sigaretta, l’accese e si dispose ad assistere al test. CAPITOLO QUINTO Il sottile fascio di luce bianca rimaneva fisso nell’occhio sinistro di Rachael Rosen, mentre la piastra con il fascio di fili le aderiva alla guancia per mezzo di una ventosa. La ragazza pareva calma. Seduto in modo da poter vedere le misurazioni sui due quadranti dell’apparato per il test di Voigt-Kampff, Rick Deckard disse: «Le descriverò un certo numero di situazioni. Lei dovrà reagire nel modo più veloce possibile. Naturalmente prenderò il tempo di reazione.» «E naturalmente», disse Rachael con tono distaccato, «le mie risposte verbali non contano nulla. Utilizzerà come indici soltanto le reazioni dei muscoli oculari e dei capillari. Ma risponderò lo stesso; voglio sottopormi a...» S’interruppe. «Proceda pure, signor Deckard.» Rick, scelta la domanda numero tre, disse: «Per il suo compleanno le regalano un portafoglio di cuoio.» Entrambi i quadranti registrarono una risposta che superava il settore verde e arrivava nel rosso; gli aghi sventagliarono con violenza e poi si fermarono. «Non l’accetterei», disse Rachael. «E poi denuncerei alla polizia la persona che me l’ha dato.» Dopo aver buttato giù un appunto Rick continuò, passando all’ottava domanda del questionario di Voigt-Kampff. «Suo figlio le mostra una collezione di farfalle, e anche il barattolo che usa per ucciderle.» «Lo porterei dal dottore.» La voce di Rachael era bassa ma ferma. Di nuovo le due lancette registrarono una risposta, ma stavolta non andarono altrettanto lontano. Annotò anche questo. «Sta guardando la TV», continuò, «e all’improvviso s’accorge che una vespa le si è posata sul polso.» «L’ammazzerei subito», rispose pronta Rachael. Le lancette, stavolta, non registrarono quasi nulla: solo un debole tremore di un attimo. Lui l’annotò e scelse con molta attenzione la domanda successiva. «Su una rivista trova un fotocolor a piena pagina di una ragazza nuda.» Fece una pausa. «È un esame per scoprire se sono un androide», chiese Rachael, acida, «o se sono omosessuale?» Le lancette non si mossero. Rick continuò: «A suo marito la fotografia piace.» Le lancette ancora non indicavano alcuna reazione. «La ragazza», aggiunse, «è sdraiata a pancia sotto su una grande, bellissima pelle d’orso.» Le lancette rimasero inerti, e Rick si disse: Tipica reazione da androide. Non coglie l’elemento più importante, la pelliccia dell’animale morto. La mente della ragazza - o della cosa - si concentra su altri fattori. «Suo marito appende la fotografia a un muro dello studio», concluse, e stavolta gli aghi si mossero. «Di sicuro non glielo lascerei fare», disse Rachael. «OK», disse lui, annuendo. «Vediamo quest’altra. Sta leggendo un romanzo scritto ai vecchi tempi, prima della guerra. I personaggi sono al Fisherman’s Wharf di San Francisco. Hanno fame e così entrano in un ristorante famoso per il pesce. Uno di loro ordina un’aragosta, e lo chef tuffa il crostaceo in una pentola d’acqua bollente sotto gli occhi di tutti.» «Oddio!» esclamò Rachael. «Che orrore! Facevano davvero così? Che perversi! Ma davvero, un’aragosta viva?» Le lancette, però, non reagirono. Dal punto di vista formale, una risposta esatta. Ma simulata. «Affitta una casa in montagna», disse Rick, «in una zona ancora verde. È costruita in travi di pino rustiche e ha un enorme camino.» «Va bene», disse Rachael, annuendo impaziente. «Alle pareti sono state appese delle vecchie carte geografiche, delle stampe di Currier e Ives, e sopra al camino è stata messa la testa di un cervo, un maschio adulto dalle corna ramificate. Alle persone che sono con lei l’arredamento piace e decidete...» «Non con quella testa di cervo», interruppe Rachael. Le lancette, però, oscillarono solo nel settore verde. «Rimane incinta», continuò Rick, «di un uomo che le ha promesso di sposarla. Ma costui se ne va via con un’altra donna, la sua migliore amica; lei abortisce e...» «Non abortirei mai», disse Rachael. «E comunque non si può. C’è l’ergastolo e la polizia vigila continuamente.» Stavolta entrambi gli aghi sventagliarono violentemente fino al rosso. «Che ne sa?» le chiese Rick, curioso. «Di quanto è difficile abortire?» «Lo sanno tutti», rispose Rachael. «Mi sembrava che lei parlasse per esperienza personale.» Si concentrò sulle lancette; di nuovo oscillarono per quasi t

    e88ere08.08.10
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    essere sovraldilàPHILIP K. DICK MA GLI ANDROIDI SOGNANO PECORE ELETTRICHE? Blade Runner: Do Androids Dream of Electric Sheep? Philip K.Dick, l’evento dell’evento instabile Marlowe Sean Young nichilismo MA GLI ANDROIDI SOGNANO PECORE ELETTRICHE? A MAREN AUGUSTA BERGRUD 10 AGOSTO 1923-14 GIUGNO 1967 E ANCORA SOGNO I SUOI PASSI SUL PRATO; LA RUGIADA CALPESTA SPETTRALE, TRAFITTO DAL MIO CANTO TRIONFALE. W.B. Yeats AUCKLAND UNA TESTUGGINE DONATA DALL’ESPLORATORE COOK AL RE DI TONGA NEL 1777 È DECEDUTA IERI ALL’ETÀ DI QUASI DUECENTO ANNI. L’ANIMALE, IL CUI NOME È TÙIMALILA, È MORTO NEI GIARDINI DEL PALAZZO REALE A NUKU, ALOFA, CAPITALE DI TONGA. IL POPOLO DI TONGA CONSIDERAVA L’ANIMALE ALLA STREGUA DI UN MEMBRO DELLA FAMIGLIA REALE E CUSTODI PARTICOLARI ERANO DESTINATI AD ACCUDIRLO. ERA DIVENUTO CIECO IN SEGUITO A UN INCENDIO ALCUNI ANNI PRIMA. RADIO TONGA HA DICHIARATO CHE LA CARCASSA DI TÙIMALILA VERRÀ INVIATA AL MUSEO DI AUCKLAND IN NUOVA ZELANDA. Reuters, 1966_3 gennaio 1992, estatica spazio vuoto assente nulla È rivelandone la presenza vuoto evidentemente svelato qui e là, chi si rifiutava di emigrare; e questa decisione rappresentava un atto di un’irrazionalità sconcertante perfino agli occhi delle persone coinvolte in prima persona. Da un punto di vista logico, ogni regolare sarebbe già dovuto emigrare. Forse, per quanto devastata, la Terra rimaneva un posto familiare a cui restare attaccati. Oppure, può darsi che il non-emigrante immaginasse che la coltre di polvere si sarebbe a un certo punto esaurita. Ad ogni modo, migliaia di individui erano rimasti sulla Terra, per lo più disseminati in aree urbane dove erano fisicamente in grado di vedersi, rincuorarsi con la loro reciproca presenza. Queste persone sembravano essere quelle relativamente a posto di cervello. Oltre a loro, c’era anche un altro residuo di umanità un po’ dubbia: alcuni strani esseri vagavano ancora nelle periferie praticamente abbandonate. John Isidore, martellato dai suoni gracchianti provenienti dal televisore acceso in salotto mentre si radeva nel bagno, era uno di quelli. Era arrivato lì mentre vagava senza meta, subito dopo la guerra. In realtà, in quel periodo così brutto nessuno sapeva più cosa stesse mai facendo. Intere popolazioni, sfibrate dalla guerra, avevano preso a vagare sbandate, e si erano insediate prima in una regione e poi in un’altra. A quell’epoca la pioggia radioattiva era sporadica e assai variabile; alcune regioni ne erano stati quasi del tutto risparmiati, altri ne erano saturi. Le masse di profughi si spostavano con lo spostarsi della polvere. La penisola a sud di San Francisco dapprima era stata risparmiata dalla polvere, e una gran massa di persone aveva deciso di sistemarsi in quella zona. Quando la polvere arrivò, alcuni erano morti, altri se n’erano andati. Isidore era rimasto. Il televisore strillava: «...vi riporterà ai bei tempi degli Stati del Sud prima della Guerra Civile! Sia esso collaboratore domestico o instancabile bracciante, un robot umanoide personalizzato - progettato apposta PER VOI E SOLO PER VOI, per soddisfare qualsiasi esigenza particolare - vi sarà consegnato al vostro arrivo completamente gratis, accessoriato secondo quanto da voi richiesto prima della partenza dalla Terra; questo fedele compagno nella più grande, più audace avventura concepita dall’uomo nei tempi moderni, senza darvi alcun problema vi fornirà...» Andava avanti così per ore, praticamente senza fermarsi mai. Chissà se farò tardi al lavoro, si chiese Isidore mentre si radeva. Non aveva un orologio che funzionasse; in genere si affidava al segnale orario della TV, ma oggi, evidentemente, era la Giornata degli Orizzonti Interspaziali. Ad ogni buon conto la TV sosteneva trattarsi del quinto (o sesto?) anniversario della fondazione della Nuova America, il maggiore insediamento degli USA su Marte. E il suo televisore, malfunzionante, riceveva solo il canale che era stato nazionalizzato durante la guerra e che tale era rimasto. Il governo di Washington, e il suo programma di colonizzazione spaziale, era l’unico sponsor che Isidore si ritrovava ad ascoltare per forza. «Sentiamo la signora Maggie Klugman», suggerì l’annunciatore TV a Isidore, cui interessava solo sapere l’ora. «Da poco immigrata su Marte, ecco che cosa ci ha detto la signora Klugman in un’intervista registrata dal vivo a Nuova Nuova York. Signora Klugman, ci può fare un paragone tra la sua vita sulla Terra contaminata e la sua nuova vita in questo mondo ricco di ogni immaginabile opportunità?» Una pausa, e poi la voce, stanca, secca, di una donna di mezza età: «Secondo me, la cosa che ha colpito più me e la mia famiglia è la dignità.» «La dignità?» chiese l’annunciatore. «Sì», rispose la signora Klugman, ora cittadina di Nuova Nuova York, su Marte. «È difficile da spiegare. Avere un servo su cui contare, in questi tempi difficili... lo trovo rassicurante.» «In passato, sulla Terra, signora Klugman, ai vecchi tempi, era anche preoccupata di trovarsi classificata, ehm... ehm, come speciale?» «Oh, io e mio marito avevamo una paura folle. Naturalmente, una volta emigrati, la preoccupazione - per fortuna - è svanita per sempre.» Tra sé e sé John Isidore pensò acido: Quella è svanita anche per me, senza dover emigrare. Era uno speciale da più di un anno, e non solo per quanto riguardava i geni deformi che portava in sé. Più grave ancora era il fatto che non avesse superato l’esame per il livello minimo consentito delle facoltà mentali, il che lo rendeva - secondo il gergo popolare - un cervello di gallina. Su di lui era calato il disprezzo di tre pianeti. Comunque, nonostante tutto, sopravviveva. Aveva un lavoro - guidava il furgone che raccoglieva e consegnava gli animali finti per un’officina che li riparava: la Clinica per Animali Van Ness. Il suo principale - Hannibal Sloat, perennemente corrucciato, cupo - lo trattava come un essere umano, cosa per cui gli era molto grato. Mors certa, vita incerta, declamava di tanto in tanto il signor Sloat. Isidore, per quanto avesse sentito la citazione svariate volte, aveva solo una vaga idea di cosa significasse. Dopotutto, se un cervello di gallina avesse capito il latino non sarebbe più stato un cervello di gallina. Quando la cosa gli venne fatta notare, il signor Sloat ne riconobbe l’intrinseca verità. E poi esistevano dei cervelli di gallina infinitamente più stupidi di Isidore, che non erano in grado di svolgere alcun lavoro e rimanevano segregati in istituzioni pittorescamente denominate Istituti Americani per le Attività Professionali Speciali. Come al solito, la parola speciale doveva in qualche modo entrarci per forza. «...Suo marito non si sentiva in alcun modo protetto», stava dicendo l’annunciatore TV, «dal possedere e dall’indossare sempre una costosa e goffa braghetta di piombo per ripararsi dalle radiazioni, signora Klugman?» «Mio marito...» cominciò la signora Klugman, ma a quel punto, avendo finito di radersi, Isidore entrò in salotto e spense la TV. Silenzio. Riverberava come un bagliore dalle pareti e dai pannelli di legno; lo percuoteva con una tremenda energia assoluta, come venisse generato da un’immensa turbina. Saliva dal pavimento, dalla consunta moquette grigia. Si sprigionava dagli elettrodomestici rotti o semiguasti della cucina, macchine morte che non avevano mai funzionato da quando Isidore era andato ad abitare in quella casa. Stillava dall’inutile lampadario in salotto e andava a mischiarsi a se stesso, ad altro silenzio che calava dal soffitto macchiato di mosche. Riusciva in effetti a emergere da qualsiasi oggetto vi fosse nel campo visivo di Isidore, come se il silenzio volesse sostituirsi a ogni cosa tangibile. Quindi assaliva non solo le orecchie, ma anche gli occhi; in piedi davanti al televisore inerte, Isidore percepì il silenzio visibile e, a modo suo, vivo. Vivo! Ne aveva spesso avvertito l’austero avvicinarsi in precedenza; quando arrivava gli esplodeva in casa senza alcun rispetto, evidentemente incapace di attendere. Il silenzio del mondo non riusciva a tenere a freno la propria avidità. Non poteva aspettare ancora. Non quando aveva già virtualmente vinto. Si chiese, allora, se anche le altre persone rimaste sulla Terra percepissero il vuoto allo stesso modo. O la sua era una sensibilità particolare, propria della sua identità biologica deviata, una bizzarria generata dal suo inadeguato sistema sensoriale? Domanda interessante, pensò Isidore. Ma con chi avrebbe potuto confrontarsi o scambiare qualche impressione? Abitava da solo, in questo palazzo cieco e sempre più fatiscente, tra mille appartamenti disabitati. Un edificio che, come tutti quelli simili, cadeva, di giorno in giorno, in uno stato sempre maggiore di rovinosa entropia. Con il tempo tutto ciò che c’era nel palazzo si sarebbe fuso - una cosa nell’altra - avrebbe perso individualità sarebbe diventato identico a ogni altra cosa, un mero pasticcio di palta ammonticchiato dal pavimento al soffitto di ogni appartamento. E dopo di ciò lo stesso palazzo, senza che nessuno ne curasse la manutenzione, avrebbe raggiunto uno stadio di equilibrio informe, sepolto dall’ubiquità della polvere. Quando ciò si sarebbe verificato, naturalmente, lui sarebbe già morto da un pezzo; ecco un altro interessante argomento su cui meditare lì in piedi in quel salotto sfatto, solo con l’onnipervasiva assenza di respiro del possente silenzio del mondo. Meglio, forse, riaccendere la TV. Ma gli annunci, rivolti ai normali che erano rimasti sulla Terra, lo atterrivano. Lo informavano in un’interminabile sequela di modi diversi che lui, uno speciale, non era gradito. Non era di alcuna utilità. Non poteva, nemmeno se l’avesse voluto, emigrare. E allora, perché ascoltarli? si chiedeva irritato. Si impicchino loro e la loro colonizzazione: spero che anche lassù scoppi una guerra - dopo tutto, almeno in teoria, era possibile - e che si riducano come qui sulla Terra. E che tutti quelli che sono emigrati si ritrovino speciali. E va bene, pensò, andiamo al lavoro. Allungò la mano verso la maniglia che apriva la porta sul pianerottolo non illuminato, poi si ritrasse nel percepire il grande vuoto del resto dell’edificio. Era lì fuori e lo attendeva al varco, la forza che aveva prima sentito penetrare irrequieta nel suo appartamento. Dio mio, pensò, e richiuse la porta. Non era pronto per salire quelle scale che rimbombavano fino alla terrazza deserta, dove non aveva alcun animale. L’eco di lui stesso che saliva: l’eco del nulla È ora di attaccarsi alle maniglie, disse tra sé, e attraversò il salotto portandosi presso la scatola empatica nera. Quando l’accese, il solito vago odore di ioni negativi emanò dall’impianto di alimentazione; l’aspirò avidamente, già rincuorato. Poi il tubo a raggi catodici emise luce come imitasse una flebile immagine televisiva; un collage andava componendosi, fatto di colori, tracce e vaghe configurazioni apparentemente casuali che, fino a che le maniglie non venivano strette, non rappresentavano nulla. Così, respirando profondamente per calmarsi, afferrò la doppia maniglia. L’immagine si coagulò; vide subito un paesaggio ben noto, l’antica e bruna erta nuda con i ciuffi di erba secca che come ossa si stagliavano obliqui sullo sfondo di un cielo spento e senza sole. Una figura solitaria, di forma più o meno umana, arrancava lungo il fianco della collina: un uomo anziano vestito di una tunica informe e grigia che gli forniva una ben misera protezione come se fosse stato strappato all’ostile vacuità del cielo. L’uomo, Wilbur Mercer, continuava ad arrancare su per la salita. Sempre attaccato alle maniglie, John Isidore cominciò pian piano a percepire lo svanire del cupo soggiorno in cui si trovava. La mobilia sfatta e i muri scrostati sfumarono via e lui cessò del tutto di avvertirli. Si trovò invece, come sempre, a entrare nel paesaggio di quella squallida collina che si stagliava contro un cielo altrettanto squallido. Nello stesso momento smise di contemplare l’ascesa del vecchio. Ora erano i suoi piedi a calcare il familiare pietrisco, a cercare un appoggio sicuro; sentì la stessa antica e dolorosa ruvidezza ineguale sotto i piedi e ancora una volta inalò l’acrida bruma che aleggiava in quel cielo - non il cielo della Terra, ma quello di un luogo alieno e distante, eppure - grazie alla scatola empatica - immediatamente raggiungibile. Era passato da una realtà all’altra nel solito modo incomprensibile; la fusione fisica accompagnata dall’identificazione mentale e spirituale - con Wilbur Mercer aveva avuto di nuovo luogo. Ed era accaduto lo stesso a chiunque stava stringendo in quel momento le maniglie, sia qui sulla Terra che su uno dei pianeti colonizzati. Li sentiva in sé, gli altri, ne incorporava il fitto e confuso brusio dei pensieri, sentiva nel proprio cervello il rumore delle loro innumerevoli esistenze individuali. A loro - e a lui - importava, solo una cosa; questa fusione delle loro menti focalizzava la loro attenzione sulla collina, sull’ascesa, sul bisogno di salire. Passo dopo passo si sviluppava, in modo talmente lento da essere quasi impercettibile. Eppure c’era. Più in alto, pensava, mentre le pietre rotolavano a valle sotto il suo passo. Oggi siamo più in alto di ieri, e domani... lui, la composita figura di Wilbur Mercer, guardava all’insù per scrutare il tratto di ascesa che ancora l’attendeva. Impossibile distinguerne la fine. Troppo lontana. Ma sarebbe arrivata. Una pietra, lanciatagli contro da qualcuno, lo colpì al braccio. Provò dolore. Volse la testa e un’altra pietra lo sfiorò, mancandolo di poco. La pietra cadde a terra, e il rumore che fece lo sorprese. Chi è? si chiese, scrutando attorno, in cerca del suo persecutore. I vecchi antagonisti che si manifestavano alla periferia del campo visivo; esso o essi, l’avevano seguito per tutta l’ascesa lungo la collina e avrebbero continuato fino alla cima. Si ricordava della sommità, dell’improvviso appianarsi del colle, quando finiva la salita e iniziava l’altra parte. Quante volte c’era già arrivato? Le svariate volte si confondevano; il futuro e il passato si confondevano; ciò di cui aveva già avuto esperienza e ciò di cui avrebbe avuto esperienza si fondevano, così che nulla restava tranne l’attimo, lo stare immobile e il riposo durante il quale si toccava il taglio lasciato dalla pietra sul braccio. Dio, pensò, spossato. Come può considerarsi giusto tutto questo? Perché mi trovo quassù tutto solo, perseguitato da un nemico che non riesco nemmeno a vedere? Ma poi, dentro di lui, il confuso brusio di tutti gli altri che si erano fusi in quel momento ruppe l’illusione di solitudine. L’avete sentito anche voi?, pensò. Sì, risposero le voci. Ci hanno colpito, al braccio sinistro; fa molto male. E va bene, disse. Sarà meglio rimettersi in movimento. Riprese a camminare e tutti gli altri immediatamente l’accompagnarono. Una volta, ricordò, era diverso. Prima che la maledizione arrivasse, in un periodo precedente della sua vita, molto più felice. I suoi genitori adottivi, Frank e Cora Mercer, l’avevano trovato in un canotto pneumatico che andava alla deriva dopo un incidente aereo al largo della costa del New England... o era la costa del Messico, vicino al porto di Tampico? Ora non ricordava più le circostanze nei dettagli. L’infanzia era stata piacevole: amava ogni forma di vita, specie gli animali; per un certo tempo era stato persino in grado di resuscitarli. Viveva insieme a conigli e insetti, dovunque si trovasse, sia sulla Terra che su un pianeta colonizzato; ma ora se n’era dimenticato, anche di quello. Ma si ricordava gli assassini, perché l’avevano arrestato in quanto diverso, più speciale di qualsiasi altro speciale. E per questo tutto era cambiato. La legge locale vietava di esercitare la facoltà d’invertire il tempo grazie alla quale i morti tornavano alla vita; gliel’avevano spiegato chiaramente quando aveva sedici anni. Ma lui aveva continuato a esercitarla in segreto per un altro anno, nei boschi che erano stati risparmiati; un giorno, però, un’anziana signora, che lui non aveva mai visto né sentito, fece la spia. Senza il consenso dei suoi genitori, loro - gli assassini - avevano bombardato lo strano nodulo che gli si era formato nel cervello, lo avevano attaccato con cobalto radioattivo, e ciò l’aveva fatto precipitare in un mondo diverso, di cui non aveva mai sospettato l’esistenza. Era una fossa piena di cadaveri e di ossa consunte, e per anni aveva lottato per uscirne. L’asino e soprattutto il rospo, le sue creature preferite, erano svanite, estinte; qui una testa senza occhi, là una parte di zampa, rimanevano solo brandelli in putrefazione. Infine, un uccello che era venuto fin là a morire gli disse dove si trovava. Era sprofondato giù nel mondo della tomba. Non poteva uscirne finché le ossa disseminate tutt’attorno a lui non si fossero ricostituite in creature viventi; era stato congiunto al metabolismo di altre vite e fino a che queste non sarebbero risorte nemmeno lui poteva risorgere. Quanto fosse durata quella parte del ciclo non lo sapeva; non era accaduto mai nulla di particolare, così che il tempo era trascorso senza possibilità di misura. Ma alla fine le ossa avevano riacquistato carne; le orbite vuote si erano riempite e i nuovi occhi erano tornati a vedere, mentre le bocche e i becchi ricostituiti avevano ripreso a cicaleggiare, abbaiare, miagolare. Forse c’era riuscito; forse il nodulo extrasensoriale gli era ricresciuto nel cervello. O forse non era stato lui a provocare la ricostituzione; molto probabilmente si era trattato di un processo naturale. Ad ogni modo non stava più sprofondando; aveva cominciato a salire, insieme agli altri. Da molto tempo li aveva persi di vista. Si era trovato ad arrampicarsi da solo, ormai era chiaro. Ma gli altri c’erano, continuavano ad accompagnarlo; li sentiva, che strano, dentro di sé. Isidore continuava a stringere le due maniglie e a provare l’esperienza di un io che conteneva ogni altro essere vivente, ma poi, sia pur riluttante, lasciò la presa. Doveva finire, come sempre; e poi il braccio gli doleva e sanguinava dove la pietra l’aveva colpito. Lasciando le maniglie controllò il braccio, poi si diresse con passo malfermo verso il bagno dell’appartamento per lavarsi il taglio. Non era la prima ferita che si procurava mentre era in quello stato di fusione con Mercer e probabilmente non sarebbe stata l’ultima. Alcune persone, specie tra i più anziani, erano morte, quasi tutte, però, più avanti, verso la sommità del colle quando il tormento si intensificava. Chissà se sarò in grado di affrontare di nuovo quella parte, disse tra sé mentre tamponava la ferita. C’è pericolo di un arresto cardiaco: sarebbe meglio, pensò, se vivessi in una città dove i palazzi hanno un dottore a disposizione con quelle macchine per l’elettrorianimazione. Qui, da solo in questo posto, è troppo rischioso. Ma sapeva che si sarebbe esposto di nuovo al rischio. Prima l’aveva sempre fatto. Come lo faceva la maggior parte delle persone, anche quelle più avanti negli anni, dal fisico fragile. Si asciugò con un Kleenex il braccio colpito. Sentì, attutito e lontano, il suono di una TV. C’è qualcun altro nel palazzo, pensò, tutto emozionato, stentando a crederci. Non è la mia TV; questa è lontana, sento la risonanza del pavimento. È sotto, è proprio a un altro piano! Non sono più solo qui, concluse. Un altro inquilino ha traslocato qui, s’è preso uno degli appartamenti abbandonati, abbastanza vicino a me perché riesca a sentirlo. Dev’essere il secondo o il terzo piano, di sicuro non più giù. Allora? pensò rapidamente. Cosa si fa quando arriva un nuovo vicino? Si bussa a casa sua e gli si chiede qualcosa in prestito, si fa così, no? Non riusciva a ricordarsi; non gli era mai successo prima, né qui né in nessun altro luogo: le persone emigravano, se ne andavano, nessuno immigrava. Gli si porta qualcosa, decise. Per esempio, una tazza d’acqua o meglio di latte; sì, latte oppure farina o magari un uovo - o, per meglio dire, i loro surrogati. Guardando nel frigorifero - il compressore aveva smesso di funzionare da un pezzo trovò un panetto di margarina dall’aspetto poco invitante. E, con la margarina in mano e il cuore in subbuglio, partì tutto emozionato verso il piano sottostante. Devo star calmo, si disse. Non devo fargli sapere che sono un cervello di gallina. Se si accorge che sono un cervello di gallina nemmeno mi rivolge la parola; chissà come mai succede sempre così. Perché, poi? Si affrettò lungo il corridoio. CAPITOLO TERZO Mentre si recava al lavoro Rick Deckard, come dio solo sa quanta altra gente, indugiò davanti alla vetrina di uno dei più grandi negozi di animali, nella via di San Francisco in cui erano concentrati. Al centro della vetrina che si estendeva per un intero isolato, uno struzzo, in una gabbia riscaldata di plastica trasparente, ricambiava il suo sguardo. L’uccello, secondo la targhetta sulla gabbia, era appena arrivato da uno zoo di Cleveland. Si trattava dell’unico struzzo della costa occidentale. Dopo averlo fissato per un po’, Rick passò qualche altro minuto a guardare torvo il cartellino del prezzo. Poi continuò verso il Palazzo di Giustizia di Lombard Street e arrivò al lavoro con quasi un quarto d’ora di ritardo. Mentre apriva la porta dell’ufficio, il suo superiore, l’ispettore di polizia Harry Bryant, dalle grandi orecchie e la capigliatura rossa, trasandato, ma con uno sguardo intelligente cui non sfuggiva niente che potesse avere la sia pur minima importanza, lo salutò. «Ci vediamo alle nove e mezza nell’ufficio di Dave Holden.» L’ispettore Bryant, mentre parlava, sfogliò per un momento un blocco di fogli di carta velina scritti a macchina. «Holden», continuò, allontanandosi, «è al Mount Zion Hospital con una ferita da laser alla schiena. Ne avrà per almeno un mese. Fino a che non riescono a impiantargli con successo una di quelle nuove sezioni di plastica organica nella colonna vertebrale.» «Cos’è successo?» chiese Rick, rabbrividendo. Il capo dei cacciatori di taglie del dipartimento il giorno prima stava benone; a fine giornata se n’era andato tranquillo con la sua aereomobile verso l’appartamento nell’affollata e prestigiosa zona di Nob Hill. Bryant ripeté borbottando l’appuntamento delle nove e mezza nell’ufficio di Dave e se ne andò, lasciando Rick solo. Mentre entrava nel proprio ufficio, Rick udì la voce della segretaria, Ann Marsten, dietro di lui. «Signor Deckard, lo sa che cosa è successo al signor Holden? Gli hanno sparato.» Lo seguì nell’aria viziata dell’ufficio chiuso e accese il filtro dell’aria. «Sì», rispose assente. «Dev’esser stato uno di quei nuovi droidi superintelligenti messi in circolazione dall’Associazione Rosen», disse la signorina Marsten. «Ha letto il dèpliant della ditta e i fogli con le specifiche? L’unità cerebrale Nexus-6 che usano adesso è in grado di operare selezioni in un campo di due miliardi di miliardi di elementi, o su dieci milioni di sequenze neurologiche specifiche.» Abbassò la voce. «S’è perso la videofonata di stamattina. Me l’ha detto la signorina Wild; è passata per il centralino alle nove in punto.» «Una chiamata da fuori?» chiese Rick. La Marsten rispose, «No, è stato Bryant a chiamare la sede della W.P.O. in Russia. Chiedeva il loro parere sull’opportunità di inviare una protesta formale scritta nei confronti del rappresentante per l’Est della Rosen.» «Harry vuole ancora che l’unità cerebrale Nexus-6 sia ritirata dal mercato?» Non ne fu sorpreso. Fin dalla prima comunicazione pubblica delle specifiche e dei grafici di prestazione nell’agosto del 1991, si erano levate le proteste della maggior parte dei corpi di polizia che avevano a che fare con droidi in fuga. «La polizia sovietica non può fare più di quanto possiamo fare noi», disse. Dal punto di vista legale, i produttori dell’unità cerebrale Nexus-6 agivano nell’ambito della legge coloniale, dato che l’auto-fabbrica madre era su Marte. «Faremo meglio ad accettare la nuova unità come un dato di fatto della nostra vita», disse. «È sempre stato così: ogni volta che hanno migliorato le unità cerebrali il risultato è stato questo. Mi vengono in mente le maledizioni che abbiamo lanciato quando la Sudermann ha tirato fuori il vecchio modello T-14 nel 1989. Tutti i corpi di polizia dell’Emisfero Occidentale protestarono vivacemente ritenendo che nessun test sarebbe stato in grado di rivelarne la presenza, in caso di ingresso illegale da noi. In realtà, per un po’ ebbero ragione.» Ripensò ai più di cinquanta androidi T-14 che in un modo o nell’altro erano riusciti a sbarcare sulla Terra e non erano stati intercettati per un periodo che in qualche caso si era protratto anche per un anno intero. Ma poi l’Istituto Pavlov, in Unione Sovietica, ideò il Test per l’Empatia di Voigt. E nessun androide T-14 - fino a quel momento, almeno per quanto era dato sapere - era riuscito a superare indenne quell’esame. «Vuoi sapere cos’ha detto la polizia russa?» chiese la Marsten. «So anche questo», aggiunse. Il viso rossastro, lentigginoso, era raggiante. «Lo saprò da Harry Bryant.» Era irritato; i pettegolezzi dell’ufficio lo urtavano perché si rivelavano sempre più accurati della verità. Sedendosi alla scrivania si mise a rovistare con ostentazione in un cassetto fino a che la segretaria, capita l’antifona, se ne andò. Dal cassetto estrasse una busta marrone, vecchia e spiegazzata. Si appoggiò allo schienale e sollevò un poco all’indietro l’imponente sedia, quindi rovistò tra il contenuto della busta finché non trovò quello che cercava: i dati esistenti sul Nexus-6. Un attimo di lettura corroborò le affermazioni della signorina Marsten; il Nexus-6 aveva davvero due miliardi di miliardi di elementi più una scelta nell’ordine di dieci milioni di possibili combinazioni di attività cerebrale. In 45 centesimi di secondo un androide equipaggiato con quella struttura di cervello poteva assumere una qualsiasi delle quattordici posizioni fondamentali di reazione. Be’, nessun test d’intelligenza avrebbe identificato un droide del genere. Ma in fondo, i test d’intelligenza erano anni che non identificavano più un droide, dopo i successi ottenuti con i modelli primitivi e rozzi degli anni settanta. I modelli di androide equipaggiati con il Nexus-6, riflette Rick, quanto a intelligenza superavano diverse classi di umani speciali. In altre parole, gli androidi dotati della nuova unità Nexus-6 erano più evoluti - se si considerava la questione da un punto di vista generale, distaccato e pragmatico - di una fetta consistente - ma inferiore - del genere umano. Che piacesse o meno, il servo era in alcuni casi divenuto più abile e sagace del padrone. Ma ormai erano disponibili nuovi indici di rendimento, ad esempio quelli ricavati dal Test per l’Empatia di Voigt-Kampff, che fornivano criteri di giudizio sicuri. Un androide, non importa quanto ben dotato di mera capacità intellettuale, non riusciva in alcun modo a comprendere la fusione che aveva sempre luogo tra i seguaci del Mercerianesimo - un’esperienza che lui, e praticamente chiunque altro, compresi i cervelli di gallina subnormali, riuscivano a dominare senza difficoltà. Come la maggior parte delle persone, Rick si era spesso chiesto quale fosse il vero motivo per cui un androide girava a vuoto senza speranza quando veniva sottoposto a un test per la misurazione dell’empatia. L’empatia, evidentemente, esisteva solo nel contesto della comunità umana, mentre qualche grado di intelligenza si poteva trovare in qualsiasi specie e ordine animale, arachnida compresi. La facoltà empatica, tanto per cominciare, richiedeva probabilmente un istinto di gruppo integro; un organismo solitario, per esempio un ragno, non saprebbe cosa farsene; anzi, l’empatia tenderebbe ad atrofizzare la capacità di sopravvivenza del ragno. Lo renderebbe conscio del desiderio di vivere insito nella preda. Di conseguenza tutti i predatori, compresi i mammiferi altamente evoluti, come i felini, morirebbero di fame. L’empatia, aveva concluso una volta, deve limitarsi agli erbivori o comunque agli onnivori, che possono astenersi da una dieta a base di carne. Perché, in fondo, il dono dell’empatia rendeva indistinti i confini tra vittima e carnefice, tra chi ha successo e chi è sconfitto. Come anche nello stato di fusione con Mercer, tutti salivano insieme o, quando il ciclo aveva raggiunto la sua conclusione, tutti precipitavano insieme nell’abisso del mondo della tomba. Era strano: sembrava una specie di assicurazione biologica, ma a doppio taglio. Fintantoché una creatura provava un po’ di gioia, la condizione di tutte le altre creature comprendeva un frammento di gioia. Però, se un essere vivente soffriva, allora per tutti gli altri quell’ombra non poteva essere completamente dissolta. Un animale di gruppo come l’uomo poteva conseguire un maggiore fattore di sopravvivenza grazie a questo fenomeno; un gufo o un cobra ne sarebbero stati distrutti. Evidentemente il robot umanoide apparteneva alla classe dei predatori solitari. A Rick piaceva considerarli a questa stregua; rendeva il suo lavoro più accettabile. Nel ritirare - cioè uccidere - un droide, lui così non violava la fondamentale regola di vita dettata da Mercer: Uccidete solo gli assassini, aveva detto Mercer agli uomini l’anno in cui le scatole empatiche avevano fatto la loro prima apparizione sulla Terra. E nella dottrina Merceriana, man mano che si evolveva in una completa teologia, il concetto di Assassini era cresciuto insidiosamente. Nel Mercerianesimo, un male assoluto si accaniva sul mantello consunto del vecchio malfermo impegnato nell’ascesa, ma non era mai chiaro chi o cosa fosse questa presenza maligna. Un Merceriano percepiva il male senza comprenderlo. Per dirla in un altro modo, un Merceriano era libero di localizzare la presenza nebulosa degli Assassini dovunque gli paresse opportuno. Per Rick Deckard un robot umanoide sfuggito a ogni controllo, che aveva ucciso il proprio padrone, che era stato dotato di un’intelligenza maggiore di quella di molti esseri umani, che non aveva alcun rispetto per gli animali, che non aveva alcuna capacità di provare gioia empatica per il successo ottenuto da un’altra forma di vita o per il dolore da essa provato in seguito a una sconfitta - tutto questo, per lui, simbolizzava e incarnava gli Assassini. Pensare agli animali gli fece ricordare lo struzzo che aveva visto al negozio. Mise per un attimo da parte le note con le specifiche dell’unità cerebrale Nexus-6, prese un pizzico del tabacco da fiuto di Mrs. Siddons numero 3 & 4 e si mise a riflettere. Poi consultò l’orologio, vide che c’era tempo; alzò il ricevitore del videofono e disse alla signorina Marsten: «Per favore, mi chiami il Negozio di Animali Cane Contento di Sutter Street» «Sissignore», rispose la Marsten, e aprì la rubrica telefonica. Non possono volere davvero tutti quei soldi per lo struzzo, disse tra sé e sé Rick. Magari si aspettano che il cliente si metta a tirare sul prezzo, come ai vecchi tempi. «Cane Contento, prego», annunciò una voce maschile, e sul videoschermo di Rick apparve un faccino allegro. Sullo sfondo si sentivano vari versi d’animali. «Chiamo per quello struzzo che avete in vetrina», disse Rick giocherellando con un posacenere di ceramica sulla scrivania. «Che tipo di anticipo dovrei lasciarvi?» «Un attimo», rispose il venditore cercando una penna e un blocco per appunti. «Un anticipo di un terzo.» Riflette. «Le posso chiedere, signore, se ha intenzione di permutare qualcosa?» Guardingo, Rick disse, «No... non ho ancora deciso.» «Diciamo che per lo struzzo possiamo stipulare un contratto di trenta mesi», disse il venditore. «A un tasso di interesse basso, veramente basso, del sei per cento al mese. A queste condizioni la sua rata mensile, dopo un ragionevole acconto, sarebbe...» «Dovete ridurre le vostre richieste», disse Rick. «Togliete duemila dollari e non permuterò nulla; tutto contante.» Dave Holden, riflette, è fuori gioco. Potrebbe voler dire molto… a seconda di quanti incarichi ci saranno nel prossimo mese. «Signore», disse il venditore di animali, «la nostra offerta è già mille dollari sotto il valore di listino. Controlli pure sul Sidney, io resto in linea. Voglio che veda con i suoi occhi, signore, che il nostro è un buon prezzo.» Cristo santo, pensò Rick. Questi non mollano mica. Però, tanto per provare, estrasse il malconcio catalogo Sidney dalla tasca della giacca, cercò struzzo virgola maschio/femmina, vecchio/giovane, malato/sano, nuovo/usato, ed esaminò i prezzi. «Nuovo, maschio, giovane, sano», lo informò il venditore. «Trentamila dollari.» Anche lui stava consultando il Sidney. «Siamo proprio mille dollari sotto il prezzo di listino. Quindi, il suo anticipo...» «Ci penso su», disse Rick, «e vi richiamo.» Fece per riattaccare. «Il suo nome, signore?» chiese pronto il venditore. «Frank Merriwell», disse Rick. «E il suo indirizzo, signor Merriwell? Nel caso io non ci sia quando richiama.» Si inventò un indirizzo e abbassò il ricevitore. Tutti quei soldi, pensò. Eppure la gente li compra; c’è gente che ha tutti quei soldi. Riprendendo il ricevitore, disse brusco, «Mi dia una linea esterna, signorina Marsten. E non stia a origliare la conversazione; sono questioni riservate.» La guardò minaccioso. «Sissignore», disse la segretaria. «Faccia pure il numero.» Quindi si escluse dalla linea, lasciandolo ad affrontare da solo il mondo esterno. Compose - a memoria - il numero del negozio di animali finti presso il quale aveva acquistato la sua simil-pecora. Sul piccolo videoschermo apparve un uomo vestito da veterinario. «Qui è il Dottor McRae», si presentò l’uomo. «Sono Deckard. Quanto viene uno struzzo elettrico?» «Oh, direi che potremmo accontentarla per meno di ottocento dollari. Che urgenza ha per la consegna? Dobbiamo farlo fare appositamente per lei; non c’è molta richiesta per...» «La richiamo dopo», lo interruppe Rick; sbirciando l’orologio aveva visto che s’erano fatte le nove e mezza. «La saluto.» Riattaccò in fretta, si alzò e in un attimo si trovò di fronte alla porta dell’ufficio dell’ispettore Bryant. Passò di fronte alla segretaria di Bryant - bella figliola, con trecce argentee lunghe fino alla vita - e quindi di fronte alla sua assistente, un mostro ancestrale uscito dagli acquitrini giurassici, gelida e subdola, come un’apparizione arcaica segregata nel mondo della tomba. Nessuna delle due donne gli rivolse la parola, né lo fece lui. Aprendo la porta interna fece un cenno al suo superiore, che era al telefono. Una volta seduto, riprese in mano le specifiche del Nexus-6 che si era portato dietro e le rilesse ancora una volta mentre l’ispettore continuava a parlare. Si sentiva depresso. Eppure, secondo logica, a causa dell’improvvisa sparizione di Dave dal mondo del lavoro, avrebbe dovuto essere almeno cautamente compiaciuto. CAPITOLO QUARTO Forse ho paura, ipotizzò Rick Deckard, che quel che è accaduto a Dave possa succedere anche a me. Un droide così furbo da beccar lui con il laser probabilmente potrebbe sorprendere anche me. Ma no, non sembrava che fosse questo. «Vedo che ti sei portato il foglio illustrativo di quella nuova unità cerebrale», disse l’ispettore Bryant riattaccando il videofono. «Già, le voci corrono. Quanti droidi ci sono di mezzo e a che punto era arrivato Dave?» «Almeno otto», disse Bryant, consultando il taccuino. «Dave ha beccato i primi due.» «E gli altri sei sono qui nella California settentrionale?» «Per quanto se ne sa. Comunque, è quello che pensa Dave. È con lui che stavo parlando. Ho i suoi appunti: erano sulla sua scrivania. Dice che tutto quello che sa sta qui.» Bryant dette un colpetto ai fogli. Per il momento, però, non sembrava intenzionato a consegnare gli appunti a Rick; per chissà quale ragione continuava a sfogliarli, aggrottando le sopracciglia e muovendo la lingua da un angolo all’altro della bocca. «Non ho impegni», propose Rick. «Sono pronto a prendere il posto di Dave.» Assorto in chissà quali pensieri, Bryant disse: «Dave utilizzava la scala modificata Voigt-Kampff per esaminare i sospetti. Tu sai bene - o almeno, dovresti saperlo - che questo test non è specifico per le nuove unità cerebrali. Nessun test lo è; la scala Voigt, modificata tre anni fa da Kampff, è il meglio di cui disponiamo.» Fece una pausa, pensieroso. «Dave la reputava accurata. Forse lo è. Ma ti do un suggerimento, prima che tu parta alla caccia di questi sei.» Di nuovo dette un colpetto agli appunti. «Vola a Seattle e fai quattro chiacchiere con qualcuno della Rosen. Fa in modo che ti forniscano un campionario rappresentativo dei modelli che impiegano la nuova unità Nexus-6.» «E li sottopongo al test Voigt-Kampff», continuò Rick. «Sarebbe troppo facile», mormorò Bryant, come se parlasse a se stesso. «Scusa?» «Credo che parlerò io stesso con i dirigenti della Rosen, mentre sei in viaggio» disse Bryant. Quindi guardò Rick, in silenzio. Infine emise un rumoroso sospiro, si rosicchiò un’unghia, e infine si decise a dire quel che voleva dire. «Ho intenzione di discutere con loro la possibilità di esaminare degli esseri umani insieme ai loro nuovi androidi. Ma tu non saprai quali sono. Sarà una decisione presa da me d’accordo con i costruttori. Dovrebbe esser tutto pronto per quando arrivi.» Puntò l’indice all’improvviso verso Rick, con un’espressione molto seria. «È la prima volta che agisci nella veste di cacciatore capo. Dave sa un sacco di cose; ha anni di esperienza alle spalle.» «Anch’io ne ho», disse Rick teso. «Hai assolto incarichi che ti venivano dal programma di Dave; lui ha sempre scelto con cura quali passarti e quali non passarti. Ma ora ti toccano sei individui che aveva deciso di ritirare da solo - e uno di loro è riuscito a beccarlo. Questo qui.» Bryant fece ruotare gli appunti in modo che Rick potesse vedere. «Max Polokov», disse Bryant. «Così si fa chiamare, almeno. Presumendo che Dave non si sbagliasse. Tutto si basa su questa ipotesi, l’intera lista. Eppure la scala modificata Voigt-Kampff è stata somministrata solo ai primi tre, i due che Dave ha ritirato e poi a Polokov. È stato durante il test; è allora che Polokov l’ha attaccato con il laser.» «Il che comprova che Dave aveva ragione», disse Rick. «Altrimenti non gli avrebbe sparato con il laser; Polokov non ne avrebbe avuto alcun motivo.» «Comincia ad andare a Seattle», disse Bryant. «All’inizio non devi dire niente; me ne occupo io. Sta bene a sentire.» Si alzò e guardò Rick dritto negli occhi con aria molto seria. «Quando usi la scala Voigt-Kampff lassù, se uno degli umani non supera l’esame...» «È impossibile», disse Rick. «Un giorno, qualche settimana fa, discutevo proprio di questo con Dave. Aveva seguito le stesse linee di pensiero. Io ho ricevuto una circolare dalla polizia sovietica, proprio dalla W.P.O., diffusa sulla Terra e sulle colonie. A Leningrado un gruppo di psichiatri ha contattato la W.P.O. con la seguente proposta: vogliono i più recenti e più accurati strumenti d’analisi per il profilo della personalità utilizzati nello stabilire la presenza di androidi - in altre parole, la scala di Voigt-Kampff - per applicarli a un gruppo specificamente selezionato di pazienti umani, schizoidi e schizofrenici. Quelli, in particolare, che manifestano il cosiddetto appiattimento dell’affetto. Credo tu ne abbia sentito parlare.» Rick disse, «È specificamente quello che la scala misura.» «Quindi comprendi bene quello che li preoccupa.» «Il problema è sempre esistito. Fin da quando ci sono capitati gli androidi che si fanno passare per umani. L’opinione della polizia è concorde, è ti è nota dall’articolo di Lurie Kampff, scritto otto anni fa. Blocco dell’Assunzione di Ruolo nello Schizofrenico non Compromesso. Kampff confrontò la ridotta facoltà empatica di alcuni pazienti psichiatrici umani con alcuni dati superficialmente simili, ma in realtà...» «Gli psichiatri di Leningrado», lo interruppe in modo brusco Bryant, «ritengono che una esigua classe di esseri umani non sia in grado di superare il test di Voigt-Kampff. Se tu li sottoponessi al test nell’ambito di un’operazione di polizia li classificheresti come dei robot umanoidi. Tu avresti commesso un errore... ma loro nel frattempo sarebbero morti.» Rimase in silenzio, adesso, in attesa della risposta di Rick. «Ma questi individui», disse Rick, « si dovrebbero trovare...» «Sarebbero tutti rinchiusi in istituti», ne convenne Bryant. «Non si può concepire una loro vita nel mondo esterno; certo non potrebbero non essere notati come psicotici in fase avanzata - a meno che il loro problema mentale non sia insorto da poco e all’improvviso, e nessuno se ne sia ancora accorto. E questo potrebbe accadere.» «Una probabilità su un milione», disse Rick. Ma si rese conto del problema. «Quello che preoccupava Dave», continuò Bryant, «è la comparsa di questo nuovo modello avanzato di Nexus-6. I dirigenti della Rosen ci hanno assicurato, come sai, che un Nexus-6 può essere identificato da un test di profilo standard. Abbiamo preso per buona la loro parola. Adesso ci troviamo costretti, come in fondo ci aspettavamo sarebbe successo, a determinare da noi questi profili. È questo che dovrai fare a Seattle. Capisci bene, no?, che ci si potrebbe sbagliare in un verso o nell’altro. Se non riesci a individuare tutti i robot umanoidi, allora significa che non disponiamo più di uno strumento d’analisi affidabile e che non troveremo mai quelli che sono già sfuggiti. Se invece la tua scala seleziona un soggetto umano e lo identifica come androide...», Bryant lo fissò gelido. «Sarebbe scomodo e pericoloso, anche se nessuno, certo non quelli della Rosen, renderebbe pubblica la notizia. Di fatto penso che la potremmo tenere sotto controllo finché vogliamo, anche se naturalmente dovremo informare la W.P.O. che a sua volta informerebbe Leningrado. A lungo andare ci salterebbe in faccia dalle pagine dei giornali. Ma a quell’epoca potremmo già aver ideato un test migliore.» Alzò il telefono. «Vuoi partire? Usa un’auto del Dipartimento e fatti il pieno da solo ai nostri distributori.» Alzandosi, Rick chiese: «Posso portare gli appunti di Dave Holden? Voglio leggerli durante il viaggio.» Bryant rispose: «Aspettiamo che tu abbia sperimentato il test a Seattle.» Aveva un interessante tono spietato, e Rick Deckard lo notò. Quando parcheggiò l’aereomobile del dipartimento di polizia sulla terrazza del Palazzo dell’Associazione Rosen a Seattle, vide una ragazza che lo aspettava. Era snella, con i capelli neri, e portava enormi occhiali di nuovo modello per filtrare la polvere: si avvicinò alla macchina, le mani ficcate nelle tasche del lungo cappotto a strisce vivaci. Sul piccolo volto dai lineamenti molto marcati, aveva un’espressione di torva avversione. «Che c’è che non va?» le chiese Rick nello scendere dalla macchina. La ragazza rispose, in modo evasivo: «Oh, non so. Qualcosa nel tono con cui si sono rivolti a noi al telefono. Non importa.» Senza preavviso protese la mano; lui gliela strinse pensoso. «Sono Rachael Rosen. Il signor Deckard, suppongo.» «Non è stata un’idea mia», ribatté lui. «Sì, l’ispettore Bryant ce l’ha detto. Ma lei rappresenta ufficialmente il Dipartimento di Polizia di San Francisco, il quale non crede che l’unità da noi prodotta contribuisca al benessere pubblico.» Lo squadrò da sotto le lunghe ciglia, probabilmente finte. Rick disse: «Un robot umanoide è come qualunque altra macchina; può oscillare con molta facilità tra l’essere un beneficio o un pericolo. La parte benefica non ci riguarda.» «Ma se costituisce un pericolo», disse Rachael Rosen, «allora intervenite voi. È vero, signor Deckard, che lei è un cacciatore di taglie?» Per tutta risposta Rick alzò le spalle, poi, con riluttanza, annuì. «Per lei non c’è niente di strano nel considerare un androide come una cosa inerte», disse la ragazza. «Così lo può ritirare, come si suoi dire.» «Avete preparato il gruppo selezionato per me?» chiese Rick. «Vorrei...» Non finì la frase. Perché, tutto d’un tratto, aveva visto i loro animali. Un’azienda molto potente, si rese conto, è certo in grado di permetterseli. A livello inconscio, evidentemente, s’era aspettato di trovare una collezione del genere; non era sorpresa quella che provava quanto piuttosto una specie di struggimento. Si allontanò adagio dalla ragazza, verso il recinto più vicino. Li sentiva già, gli odori diversi delle creature ritte o sedute o, come nel caso di quello che pareva essere un orsetto lavatore, addormentate. Non aveva mai visto di persona, in vita sua, un orsetto lavatore. Conosceva l’animale solo attraverso i documentari tridimensionali della televisione. Non si sa per quale motivo, la polvere aveva colpito quella specie quasi con la stessa durezza con cui aveva preso gli uccelli - dei quali non ne sopravviveva quasi nessuno, ormai. Con un riflesso automatico tirò fuori il suo consunto catalogo Sidney e cercò orsetto lavatore, con tutte le voci specifiche. I prezzi, naturalmente, erano stampati in corsivo; come i cavalli percheron, non ne esisteva nessuno sul mercato, per nessuna cifra. Il catalogo Sidney si limitava a riportare il prezzo pagato quando aveva avuto luogo l’ultima transazione riguardante un orsetto lavatore. Una cifra astronomica. «Si chiama Bill», intervenne la ragazza alle sue spalle. «Bill l’orsetto lavatore. L’abbiamo acquistato l’anno scorso da un’azienda affiliata.» Fece un cenno oltre di lui, e Rick si rese allora conto della presenza di guardie giurate armate di mitragliette, quelle piccole e leggere a fuoco rapido prodotte dalla Skoda. Le guardie gli avevano tenuto gli occhi addosso fin dal momento che era atterrato. Eppure, pensò, la mia macchina è chiaramente identificata come un veicolo della polizia. «Uno dei colossi tra i produttori di androidi», disse pensoso, «investe il surplus di capitale in animali vivi.» «Guardi la civetta», disse Rachael Rosen. «Ecco, la sveglio per lei.» Si avviò verso una piccola gabbia distante, al centro della quale spiccavano i rami secchi di un albero. Le civette non esistono più, stava per dire. O così ci dicono. Il Sidney, pensò, nel catalogo sono elencate come estinte: il piccolo simbolo, la E, si stagliava netto pagina dopo pagina per tutto il catalogo. Mentre la ragazza lo precedeva volle comunque controllare, e vide che aveva ragione. Il Sidney non sbaglia mai, disse tra sé. Anche questo lo sappiamo bene. Di che altro possiamo fidarci? «È artificiale», esclamò, come se all’improvviso se ne fosse reso conto; il disappunto gli sgorgò dentro con acuta intensità. «No», sorrise lei, e Dick vide che aveva piccoli denti regolari, bianchi quanto gli occhi e i capelli erano neri. «Ma il listino del Sidney...» disse cercando di mostrarle il catalogo a mo’ di prova. La ragazza rispose: «Noi non compriamo mica dal Sidney, né da altri commercianti di animali. Tutti i nostri acquisti provengono da privati e le cifre che paghiamo non stanno in alcun listino.» Aggiunse: «Inoltre abbiamo i nostri naturalisti; adesso sono impegnati in Canada. C’è rimasta ancora un bel po’ di foresta lassù, quantomeno in termini relativi. Quanto basta per gli animali di piccola taglia e di tanto in tanto un uccello.» Rick rimase a fissare per parecchio tempo la civetta che sonnecchiava sul trespolo. Gli vennero in mente mille pensieri, pensieri sulla guerra, sui giorni in cui le civette erano come piovute dal cielo; si ricordò di quando durante la sua infanzia si era scoperto che una specie dopo l’altra era scomparsa e di come i giornali ne parlassero ogni giorno - le volpi un mattino, i tassi il seguente, finché la gente aveva smesso di leggere questi perpetui annunci mortuari degli animali. Pensò, anche, al suo bisogno di un animale vero; dentro di lui si manifestò ancora una volta un vero e proprio risentimento nei confronti della pecora elettrica, che lui doveva tenere e curare come se fosse viva. La tirannia di un oggetto, pensò. Non sa neanche che io esisto. Come gli androidi, non è in grado di rendersi conto dell’esistenza di un altro. Non aveva mai pensato in questi termini prima d’allora, non aveva mai considerato l’analogia che c’era tra un animale elettrico e un droide. L’animale elettrico, meditò, potrebbe venire considerato una subspecie dell’androide, un tipo di robot assai inferiore ad esso. O, al contrario, si poteva considerare l’androide una versione altamente sviluppata ed evoluta dell’animale finto. Entrambi i punti di vista gli ripugnavano. «Se vendeste la civetta», chiese alla giovane Rachael Rosen, «quanto vorreste, e che percentuale in anticipo?» «Non venderemo mai la nostra civetta.» Lo osservava con un misto di piacere e di commiserazione; o così gli parve di leggere l’espressione apparsa sul volto della ragazza. «E anche se lo vendessimo, lei non sarebbe mai in grado di pagare quel prezzo. Che animale ha a casa?» «Una pecora», disse. «Una pecora del Suffolk dal muso nero.» «Allora dovrebbe essere contento.» «Sono contento», rispose. «Solo che ho sempre voluto una civetta, anche prima che cadessero tutte morte stecchite.» Si corresse. «Tutte tranne la vostra.» Rachael disse: «Il nostro attuale programma intensivo come anche il piano globale prevede ora una ricerca per procurarci un’altra civetta che possa accoppiarsi con Scrappy.» Indicò la civetta che sonnecchiava sul trespolo; aveva per un istante aperto entrambi gli occhi, fessure gialle i cui margini si ricongiunsero allorché la civetta si riaccinse a continuare il suo sonno. Il petto le si alzò e riabbassò in modo alquanto evidente, come se la civetta, in quello stato ipnagogico, avesse profondamente sospirato. Staccandosi da quella vista - che fondeva un’amarezza assoluta con la sua precedente reazione di soggezione ammirata e di intenso desiderio - Rick disse: «Vorrei sottoporre all’esame il gruppo selezionato, adesso. Possiamo scendere?» «Mio zio ha risposto alla chiamata del suo superiore e ormai dovrebbe aver...» «Siete una famiglia?» l’interruppe Rick. «Un’impresa di queste dimensioni è a conduzione familiare?» Completando la frase, Rachael disse: «Lo zio Eldon dovrebbe aver finito di preparare il gruppo di androidi e il gruppo di controllo. Andiamo.» S’incamminò decisa verso l’ascensore, le mani di nuovo ficcate con forza nelle tasche del cappotto; non si volse a guardarlo, e lui esitò un attimo, seccato, prima di cominciare finalmente a seguirla. «Che cos’ha contro di me?» le chiese mentre scendevano insieme. Lei ci riflette un po’ su, come se fino ad allora non l’avesse saputo. «Insomma», disse infine, «lei, un semplice dipendente di un dipartimento di polizia, si trova in una posizione unica. Capisce cosa voglio dire?» Gli lanciò di traverso uno sguardo pieno di malizia. «Quanta della vostra produzione attuale», chiese Rick, «è costituita dai modelli equipaggiati con il Nexus-6?» «Tutta», disse Rachael. «Sono sicuro che la scala Voigt-Kampff farà il suo dovere con loro.» «Altrimenti dovremo togliere dal mercato tutti i modelli con il Nexus-6.» Gli occhi neri mandavano scintille; lo guardava in cagnesco mentre l’ascensore terminava la discesa e le porte scorrevoli si aprivano. «Siccome i vostri dipartimenti di polizia non sono all’altezza del facile compito di intercettare l’insignificante numero di Nexus-6 che sfuggono al controllo...» Un uomo anziano, magro e azzimato, si avvicinò loro con la mano protesa; sul volto aveva un’espressione di fastidio, come se negli ultimi tempi tutto avesse cominciato ad accadere in modo troppo rapido. «Eldon Rosen», si presentò a Rick mentre si stringevano la mano. «Senta, Deckard; si rende conto che noi non produciamo nulla qui sulla Terra, no? Non possiamo, come se nulla fosse, telefonare in fabbrica e chiedere che ci mandino subito tutta una gamma di articoli; non è che non vogliamo o non intendiamo cooperare con lei. Comunque ho fatto tutto il possibile.» Si passava incerto la mano sinistra tra i radi capelli. Accennando alla valigetta del dipartimento, Rick disse, «Sono pronto per cominciare.» Il nervosismo del Rosen più anziano era per lui un’iniezione di fiducia. Hanno paura di me; se ne rese conto con improvvisa sorpresa. Anche Rachael Rosen. Probabilmente, posso davvero costringerli ad abbandonare la produzione dei loro modelli Nexus-6; quel che farò nella prossima ora influenzerà l’intera struttura delle loro attività. Si può presumere che sia in grado di decidere il futuro dell’Associazione Rosen qui negli Stati Uniti, in Russia e su Marte. I due membri della famiglia Rosen lo studiavano con apprensione e sentì la vacuità delle loro buone maniere; venendo qui aveva portato a loro il nulla, aveva fatto loro presagire il vuoto e il silenzio della morte economica. Hanno un potere incalcolabile, pensò. Questa impresa è considerata uno dei fulcri industriali di tutto il sistema; la produzione di androidi, infatti, è divenuta così strettamente congiunta ai programmi di colonizzazione che se una delle due imprese cadesse in disgrazia, in breve tempo accadrebbe lo stesso anche all’altra. Ovviamente, l’Associazione Rosen questo lo sapeva benissimo. Eldon Rosen se n’era senz’altro reso conto sin dalla telefonata di Harry Bryant. «Se fossi in voi non mi preoccuperei troppo», disse Rick mentre i due Rosen gli facevano strada lungo un ampio corridoio ben illuminato. Lui si sentiva calmo e soddisfatto. Quest’attimo, più di qualsiasi altro che era in grado di ricordare, gli risultò piacevole. Ben presto tutti avrebbero saputo cosa poteva fare - e cosa non poteva fare - il suo apparato per il test. «Se non avete alcuna fiducia nel test Voigt-Kampff», commentò, «forse la vostra organizzazione avrebbe dovuto fare uno sforzo di ricerca per trovare un test alternativo. Si può dire che in parte la responsabilità sia vostra. Oh, grazie.» I Rosen l’avevano condotto dal corridoio in un elegante cubicolo arredato a mo’ di salotto, con moquette, lampadari, divano e dei tavolini moderni sui quali c’erano riviste recenti... compreso, notò, il supplemento di febbraio del catalogo Sidney, che non aveva ancora visto. Anzi, il supplemento di febbraio non sarebbe stato ancora in vendita per altri tre giorni. Era evidente che l’Associazione Rosen aveva un rapporto particolare con la Sidney. Urtato, prese in mano il supplemento. «Questa è una violazione dei diritti del pubblico. Nessuno dovrebbe avere informazioni anticipate sui cambiamenti di prezzo.» Anzi, la si poteva considerare una violazione dello statuto federale; cercò di ricordarsi con esattezza quale fosse la legge, ma si rese conto che non ci riusciva. «Questo lo sequestro io», disse e, aperta la valigetta, vi lasciò cadere dentro il supplemento. Dopo una pausa di silenzio, Eldon Rosen disse, in tono scocciato: «Senta, agente, non fa mica parte della nostra politica aziendale indurre i fornitori a darci in anticipo...» «Non sono un agente», disse Rick. «Sono un cacciatore di taglie.» Dalla valigetta aperta estrasse l’apparato Voigt-Kampff, si sedette a un tavolinetto da caffé in palissandro, e cominciò a montare la relativamente semplice apparecchiatura poligrafica. «Potete far entrare il primo candidato», comunicò a Eldon Rosen, che ora aveva un aspetto più stravolto che mai. «Vorrei assistere», intervenne Rachael, sedendosi anche lei. «Non ho mai visto un test per l’empatia. Cosa misurano quegli apparecchi?» «Questo...» disse Rick, mostrandole un disco adesivo piatto dal quale pendevano dei fili, «misura la dilatazione dei capillari nell’area facciale. Sappiamo che si tratta di una risposta autonoma primaria, quel che comunemente viene definito arrossire o vergognarsi, una reazione a uno stimolo che colpisce interiormente. Non la si può controllare volontariamente, come invece si riesce a fare con la conduttività della cute, la respirazione, la frequenza cardiaca.» Le fece vedere l’altro strumento, una torcia elettrica sottile come una matita. «Questo strumento, invece, registra le fluttuazioni di tensione dei muscoli oculari. Simultaneamente al fenomeno dell’arrossire in genere si può rilevare un minuscolo ma misurabile movimento dei...» «Tutte cose che non si possono rilevare negli androidi», disse Rachael. «Perlomeno, non innescate dalle domande-stimolo; no. Anche se da un punto di vista biologico ci sono. Potenzialmente.» Rachael disse: «Mi sottoponga al test.» «Perché?» chiese Rick, perplesso. Intervenendo con la sua voce rauca, Eldon Rosen spiegò: «L’abbiamo scelta come primo soggetto. Potrebbe anche essere un androide. Noi speriamo che lei sia in grado di dirlo con esattezza.» Si sedette con una serie di movimenti impacciati, tirò fuori una sigaretta, l’accese e si dispose ad assistere al test. CAPITOLO QUINTO Il sottile fascio di luce bianca rimaneva fisso nell’occhio sinistro di Rachael Rosen, mentre la piastra con il fascio di fili le aderiva alla guancia per mezzo di una ventosa. La ragazza pareva calma. Seduto in modo da poter vedere le misurazioni sui due quadranti dell’apparato per il test di Voigt-Kampff, Rick Deckard disse: «Le descriverò un certo numero di situazioni. Lei dovrà reagire nel modo più veloce possibile. Naturalmente prenderò il tempo di reazione.» «E naturalmente», disse Rachael con tono distaccato, «le mie risposte verbali non contano nulla. Utilizzerà come indici soltanto le reazioni dei muscoli oculari e dei capillari. Ma risponderò lo stesso; voglio sottopormi a...» S’interruppe. «Proceda pure, signor Deckard.» Rick, scelta la domanda numero tre, disse: «Per il suo compleanno le regalano un portafoglio di cuoio.» Entrambi i quadranti registrarono una risposta che superava il settore verde e arrivava nel rosso; gli aghi sventagliarono con violenza e poi si fermarono. «Non l’accetterei», disse Rachael. «E poi denuncerei alla polizia la persona che me l’ha dato.» Dopo aver buttato giù un appunto Rick continuò, passando all’ottava domanda del questionario di Voigt-Kampff. «Suo figlio le mostra una collezione di farfalle, e anche il barattolo che usa per ucciderle.» «Lo porterei dal dottore.» La voce di Rachael era bassa ma ferma. Di nuovo le due lancette registrarono una risposta, ma stavolta non andarono altrettanto lontano. Annotò anche questo. «Sta guardando la TV», continuò, «e all’improvviso s’accorge che una vespa le si è posata sul polso.» «L’ammazzerei subito», rispose pronta Rachael. Le lancette, stavolta, non registrarono quasi nulla: solo un debole tremore di un attimo. Lui l’annotò e scelse con molta attenzione la domanda successiva. «Su una rivista trova un fotocolor a piena pagina di una ragazza nuda.» Fece una pausa. «È un esame per scoprire se sono un androide», chiese Rachael, acida, «o se sono omosessuale?» Le lancette non si mossero. Rick continuò: «A suo marito la fotografia piace.» Le lancette ancora non indicavano alcuna reazione. «La ragazza», aggiunse, «è sdraiata a pancia sotto su una grande, bellissima pelle d’orso.» Le lancette rimasero inerti, e Rick si disse: Tipica reazione da androide. Non coglie l’elemento più importante, la pelliccia dell’animale morto. La mente della ragazza - o della cosa - si concentra su altri fattori. «Suo marito appende la fotografia a un muro dello studio», concluse, e stavolta gli aghi si mossero. «Di sicuro non glielo lascerei fare», disse Rachael. «OK», disse lui, annuendo. «Vediamo quest’altra. Sta leggendo un romanzo scritto ai vecchi tempi, prima della guerra. I personaggi sono al Fisherman’s Wharf di San Francisco. Hanno fame e così entrano in un ristorante famoso per il pesce. Uno di loro ordina un’aragosta, e lo chef tuffa il crostaceo in una pentola d’acqua bollente sotto gli occhi di tutti.» «Oddio!» esclamò Rachael. «Che orrore! Facevano davvero così? Che perversi! Ma davvero, un’aragosta viva?» Le lancette, però, non reagirono. Dal punto di vista formale, una risposta esatta. Ma simulata. «Affitta una casa in montagna», disse Rick, «in una zona ancora verde. È costruita in travi di pino rustiche e ha un enorme camino.» «Va bene», disse Rachael, annuendo impaziente. «Alle pareti sono state appese delle vecchie carte geografiche, delle stampe di Currier e Ives, e sopra al camino è stata messa la testa di un cervo, un maschio adulto dalle corna ramificate. Alle persone che sono con lei l’arredamento piace e decidete...» «Non con quella testa di cervo», interruppe Rachael. Le lancette, però, oscillarono solo nel settore verde. «Rimane incinta», continuò Rick, «di un uomo che le ha promesso di sposarla. Ma costui se ne va via con un’altra donna, la sua migliore amica; lei abortisce e...» «Non abortirei mai», disse Rachael. «E comunque non si può. C’è l’ergastolo e la polizia vigila continuamente.» Stavolta entrambi gli aghi sventagliarono violentemente fino al rosso. «Che ne sa?» le chiese Rick, curioso. «Di quanto è difficile abortire?» «Lo sanno tutti», rispose Rachael. «Mi sembrava che lei parlasse per esperienza personale.» Si concentrò sulle lancette; di nuovo oscillarono per

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